Quando cominceremo a prendere sul serio la scuola?

 

Sono iniziate il 14 settembre le lezioni del nuovo anno scolastico. Mascherine, ingressi scaglionati, distanze minime, niente palestre, una settimana in presenza e un'altra a distanza, classi trasferite negli atri... le soluzioni adottate sono state diverse, le critiche e lamentele sono piovute da studenti, genitori, professori, dirigenti. Eppure lo scorso anno di didattica a distanza ha mostrato, con l'evidenza di un pugno in faccia, a famiglie degli alunni, lavoratori della scuola, datori di lavoro, quale sia l'importanza del nostro sistema scolastico, e quali siano le sue funzioni.

Per ora la più percepita - e quella di cui si è sentita di più la mancanza, a giudicare dagli strali sui mezzi di comunicazione e sulle reti sociali - è l'azione di "babysitteraggio" dei minori intanto che i genitori vanno a lavorare.

Solo una minoranza, per quanto consistente, di commentatori ha parlato invece del danno alla funzione educativa, fatto dallo scorso quadrimestre di didattica a distanza imposta dalla necessità. Ma anche quello è stato evidente: alunni disabili senza sostegno, chi non aveva il PC a rischio di essere lasciato indietro, un paese che si è scoperto senza una infrastruttura di rete degna di questo nome.

Adesso, sarà il caso di pensarci bene, a questa scuola pubblica, e al suo valore. Perché la scuola serve oggi, non solo ai genitori, ma soprattutto ai figli: perché il loro futuro si costruirà anche lì, e dipenderà dal fatto di avere o non avere trovato una comunità dove apprendere conoscenze, competenze, e anche valori (da quelli della cittadinanza curricolare a quelli più generali del dialogo, del rispetto delle regole e dello stare insieme).

 Una parte importante dei soldi del "Recovery plan" dovrebbe essere dirottata qui, se l'esperienza ci ha insegnato qualcosa (per il sistema sanitario c'è il MES, se solo la classe politica deciderà di essere all'altezza del suo compito). Ma non basta. Ci vorranno di sicuro gli investimenti, ma ci vorrà anche una scelta di fondo.

Riportare al centro dell'attenzione della scuola gli insegnanti, oltre agli studenti. Dare loro autonomia, un maggiore riconoscimento economico ("Per un maestro delle ex-elementari il salario iniziale, in Italia, è di 30.403 dollari, contro una media Ocse di 31.276 dollari. Dopo 15 anni di esperienza in Italia i docenti della primaria arrivano a 36.604 dollari, contro una media Ocse di 42.078 dollari. A fine carriera si arriva a 44.468 dollari, contro una media Ocse di 55.364 dollari. Il divario sale per le medie e le superiori", Il Sole 24 Ore, febbraio 2020), ma anche realizzare un percorso di ingresso che selezioni i migliori e i più motivati, e non permetta a chi ha scelto un'altra carriera di "riciclarsi" docente in un momento di ripensamento.

Ci vorrà coraggio. Incrociamo le dita, e intanto buona scuola a chi l'ha cominciata.


Ivan Faiferri

 

PS: avete riconosciuto l'edificio nella fotografia? Sono le vecchie scuole di Pisogne, fotografate negli anni '30 da Simone Magnolini (http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0009063/). Come la scuola pubblica, anche questo edificio giace da lungo tempo dimenticato...