Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi

Da tempi immemori l’eroe ricopre un ruolo di spicco: dalla cultura classica alla letteratura del Cinquecento, il pensiero comune trova di che cullarsi nel rassicurante stereotipo della persona fiera, pronta al sacrificio per un ideale superiore. Ed è proprio dalla commistione tra sacrificio, ideale e pensiero comune che nella modernità le gesta fiabesche e l’amore platonico diventano orrido paravento di verità ben più atroci, armi puntate verso chi, non certo in cerca di gloria, s’infrange contro l’ennesima difficoltà da superare.
Ed oggi nella difficoltà di vivere diversamente la frenesia del nuovo millennio, possiamo assistere ad un nuovo passaggio di testimone, fardello scomodo, necessario, messo nelle mani di chi porta avanti una professione, quella sanitaria, dove il gesto eroico si mescola quotidianamente con il sacrificio di scelte che sempre portano sulla linea del fronte.
Non possiamo però cadere nel placido pensiero che queste difficoltà siano frutto solo del caso, questo fronte è solidamente fatto di scelte economiche reali.

Il netto delle risorse destinate al Sistema Sanitario Nazionale (2009-19) è negativo: frutto della disparità tra aumento del finanziamento pubblico annuo (+0.9%) ed incremento dell’inflazione media annua (1.07%). Un dato che ben rispecchia il calo trentennale dei posti letto ed il blocco delle assunzioni.
Evidenze che lasciano spazio a facili critiche, giustificate, ma che valutano un aspetto economico in un quadro emergenziale ben più complesso.

La situazione del nord Italia vede una casistica epidemiologica comparabile con altre regioni, la gestione sanitaria nazionale ha un baricentro comune: l’accentramento dei servizi nei grandi poli ospedalieri, dovuto alla razionalizzazione delle scarse risorse economiche, con conseguente impoverimento dei presidi territoriali e sovraffollamento delle strutture principali.
In controtendenza, per fronteggiare la crisi, sono sorte realtà spontanee come “il modello Piacenza” ed il protocollo “Covid a casa” nel distretto sanitario di Acqui Terme e Ovada, basate sulla rapidità d’intervento: mirano ad una cura preventiva all’insorgenza dei primi sintomi, sorpassando l’attesa dell’accertamento via tampone. Mettendo in atto terapie precoci, si può prevenire l’aggravarsi della patologia e nella maggior parte dei casi l’ospedalizzazione. Si ottengono così benefici concreti non solo nella lotta alla malattia ma non solo: limitazione degli spostamenti, riduzione del contagio ed alleggerimento dei centri ospedalieri, necessari al trattamento di terapia intensiva. I risultati sono incoraggianti e in fase d’attuazione su altri distretti.
Cura che ha come attori principali gli stessi uomini, oggi eroi, che maggiormente hanno risentito la destrutturazione territoriale, nata dalla visione semplicistica che associa il concetto di sanità alla medicina. Quando oltre alle cure mediche, serve continuità assistenziale per soggetti non autosufficienti in periodo d’isolamento ed per i malati cronici.

Numeri ed evidenze che impattano, ora come sempre, contro il muro dello slogan elettorale, dominante dello scenario polito odierno.
In conclusione, la gravissima situazione sanitaria non può essere certo banalizzata da scelte economiche, la condizione e l’operato del personale sanitario è e deve essere faro non solo nel superamento della malattia ma indicatore di un cambiamento sperato verso una società più lungimirante nelle scelte future dove non avremo bisogno di eroi ma solo di professionisti.

Carlo Pedersoli

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