Alta Valle senza pediatra: quando l'emergenza diventa la regola

A fine maggio molte famiglie dell'Alta Valle Camonica hanno ricevuto un messaggio dalla ASST della Valle Camonica. Poche righe per comunicare che gli ambulatori pediatrici di Edolo e Ponte di Legno non sarebbero più stati attivi. Da quel momento l'unico ambulatorio disponibile sarebbe rimasto quello di Cedegolo.

Ne fanno le spese loro

Per i bambini e le bambine che vivono a Incudine, Monno, Vione, Vezza d'Oglio, Temù, Ponte di Legno, Edolo, Corteno Golgi, Sonico e Malonno, e le loro famiglie, il risultato è molto semplice: per una visita filtro, un controllo in caso di febbre alta o anche solo un consiglio bisogna mettere in conto anche quaranta chilometri di strada. La comunicazione, però, non spiegava perché fosse stata presa questa decisione, né come si intendesse affrontarne le conseguenze.

Immagine di Jeremiah Lawrence

I fatti 

Da quanto è emerso, la pediatra ha semplicemente deciso di tornare a svolgere l'attività prevista dal suo incarico, rinunciando alla disponibilità aggiuntiva che, nell'ultimo anno, aveva permesso di mantenere aperti anche gli ambulatori dell'Alta Valle. Una scelta del tutto legittima. La domanda, semmai, riguarda l'organizzazione del servizio: è normale che l'assistenza pediatrica di un territorio così ampio dipenda dalla disponibilità personale di una sola professionista?

La vicenda, infatti, non nasce oggi. Nella primavera del 2025 i circoli del Partito Democratico dell'Alta Valle, di Edolo e di Malonno avevano promosso una raccolta firme che, in poche settimane, aveva superato le 250 adesioni per chiedere il ripristino del servizio pediatrico. Nei mesi successivi era stata individuata una soluzione che aveva permesso di riaprire gli ambulatori. L'ASST ha sempre escluso un rapporto di causa effetto tra quella mobilitazione e la decisione presa (figurarsi…), ma resta il fatto che quella risposta, dodici mesi dopo, si è rivelata temporanea. A un anno di distanza, quindi, la domanda è la stessa. Non perché nulla sia stato fatto, ma perché ciò che era stato fatto non è bastato a rendere stabile il servizio.

Gente che non si arrende

Oggi il problema si ripresenta, ma la gente dell'Alta Valle ha la testa dura. Stavolta a promuovere una nuova iniziativa non è un partito politico, bensì un gruppo spontaneo di genitori e abitanti dell'Alta Valle, che ha raccolto in pochi giorni cinquanta firme sotto una lettera aperta, che verrà presto pubblicata anche sul blog di Graffiti. È il segno che la richiesta di un servizio stabile va oltre il confronto tra partiti e riguarda la vita quotidiana di un intero territorio.

La risposta dell'ASST è nota: trovare pediatri disponibili per le sedi montane è sempre più difficile e i bandi spesso vanno deserti. È un problema reale e riguarda molte aree interne, non solo la Valle Camonica. Proprio per questo, però, non può bastare prenderne atto. Se la difficoltà è destinata a ripetersi, continuare a rincorrere le emergenze significa lasciare che siano i cittadini e le cittadine a pagarne il prezzo.

Denatalità e spopolamento: non è un imprevisto

Anche perché il cambiamento demografico non è una sorpresa. L'ultimo rapporto della Commissione Europea (luglio 2026) ricorda che in tutta Europa nascono sempre meno bambini e che questa tendenza accompagnerà il continente ancora per molti decenni. Non si tratta quindi di un'emergenza imprevista, ma di una trasformazione che conosciamo da tempo. Continuare a progettare i servizi come se fossimo ancora negli anni Ottanta significa ignorare una realtà che conosciamo da decenni. Se cambia la popolazione, deve cambiare anche il modo di organizzare la sanità, la scuola e tutti quei servizi che permettono alle persone di vivere anche nei territori più periferici. Il rapporto ricorda, infatti, che il cambiamento demografico riguarda anche l'accesso ai servizi e la possibilità delle persone di continuare a vivere nei luoghi che hanno scelto di chiamare casa. 

È qui che la vicenda dell'Alta Valle smette di essere una semplice questione locale. Se sappiamo già che nelle aree montane sarà sempre più difficile trovare professionisti disponibili, allora servono politiche nuove. L'obiettivo è semplice, attuare l'articolo 3 della Costituzione, garantendo gli stessi diritti a chi vive in montagna e a chi vive a Milano, o anche solo a Brescia. Vivere in Alta Valle non dovrebbe significare percorrere decine di chilometri per una visita filtro, né sperare che qualcuno dia una disponibilità in più per tenere aperto un ambulatorio.

Le soluzioni provvisorie possono essere utili nelle emergenze. Quando, però, le emergenze si ripetono ogni anno, non sono più emergenze ma problemi strutturali. E i problemi strutturali non si risolvono con la buona volontà di una singola professionista o con un bando in più: richiedono una scelta politica, una programmazione capace di guardare avanti e servizi pensati per la montagna di oggi, non per quella di quarant'anni fa.