22 febbraio 2015

Mauro di Radio Valle: il ritratto (un po' indigesto)

Dal numero di Graffiti del dicembre scorso pubblichiamo il ritratto di MAURO FIORA, per la penna di Giancarlo Maculotti. Sul nuovo numero di Graffiti potrete leggere la lettera che ci ha spedito "Mauro di Radio Valle", con i commenti di Giancarlo Maculotti e Tullio Clementi.

Giustamente orgoglioso della sua radio Mauro ha celebrato nelle settimane scorse il 40° della fondazione della sua emittente: 6 novembre 1974, prima radio “libera” in Italia secondo dati da lui ritenuti inoppugnabili. Non so se la primogenitura è vera al cento per cento. So di certo che tenere in vita una radio per così tanto tempo dimostra delle qualità che anche gli avversari più acerrimi devono riconoscere al suo direttore padre padrone. Dietro i quarant'anni ci sono sicuramente capacità d'impresa e costanza lavorativa quotidiana. Mauro si alza prestissimo ogni mattina per preparare i suoi giornali radio e i suoi proclami infarciti di parolacce e lo fa da quarant'anni. Come un padre fin troppo amorevole non ha mai abbandonato la sua creatura (che oggi, più che maggiorenne, potrebbe librarsi anche da sola) se non per pochi giorni e per causa di forza maggiore. Non ho idea se il successo dell'emittente è dovuto a motivi politici, al gusto del linguaggio volgare diventato ormai malattia endemica, al sostegno economico della mamma maestra o alle vantate origini nobiliari. Sta di fatto che la radio ha resistito in mezzo ad una moria generale di radio private e continua a somministrarci la nostra dose quotidiana di improperi rivolti quasi esclusivamente ad un'unica parte politica: la sinistra.
Il nostro Sgarbi valligiano ha anche un altro merito oltre a quello della creazione quasi dal nulla della sua radio: ha diffuso prima di molti altri internet nelle valli (i suoi sproloqui scavalcano gli alti monti e si odono, per la delizia delle orecchie delle veraci casalinghe padane, anche in Valtellina, Valcavallina, Val di Sole, Sebino e Franciacorta) intuendo quale poteva essere il futuro del nuovo rivoluzionario mezzo di comunicazione. Visione profetica ammirevole che oggi permette agli insulti quotidiani (altro che sgarbiquotidiani) di raggiungere alla velocità della luce ogni parte del globo terraqueo. Scrivo infatti a 6000 chilometri da casa e mi documento ascoltando radiovallecamonica come se fossi a casa mia.
Di Sgarbi Mauro possiede anche un'altra caratteristica spesso comune agli urlatori di professione: nei contatti personali e nell'amicizia è dolcissimo, educato, generoso e persino un po' timido. L'altra faccia della medaglia del montanaro duro e puro, anticipatore del disgraziato Bossi varesotto, ormai sepolto sotto una camionata di letame da lui stesso prodotto per la sua intera cara famiglia di figli di mamma trasformati dalla sera alla mattina in improbabili uomini politici con i diamanti in Africa e la benzina della Spider pagata dal contribuente.
E qui i meriti, riconosciuti, finiscono poiché, nonostante in nostrano Ceusescu (simile al rumeno per culto della personalità) ci faccia tenerezza, non possiamo condividere le sue opinioni politiche e le sue scelte di campo. Innanzitutto non capiamo perché si sia presentato alle Regionali con Albertini. Mauro ha sprecato tutto il suo fiato per attaccare violentemente e quotidianamente il governo Monti e poi, al primo stormir di fronda, è salito sul carro del più montiano dei leader politici lombardi. Ci spiace per lui, ma non è coerenza. Si tratta di voglia di seggiola ben pagata come è successo e succede per tanti piccoli uomini di tutte le età e di tutte le latitudini geografiche e politiche. Mauro ha rischiato grosso: se Fanetti e Martinazzoli non gli rubano un po' di voti diventa consigliere regionale di una piccola insignificante fazione e addio al Mauro schierato ma libero. Per sua (e un po' anche per nostra) fortuna non è stato eletto. Avrebbe perso ogni libertà di movimento che per un giornalista, sia pure di parte, è comunque ossigeno indispensabile per la sopravvivenza.
Dei suoi proclami non condivido la battaglia insistente sulle tasse. E' vero che le tasse sono troppe ed esagerate. E' vero anche che siamo il paese con la più alta evasione. Non si può ignorare il secondo aspetto.
Non sono poi d'accordo con i suoi attacchi mai motivati agli uomini politici che non siano di destra con il refrain “piccoli uomini” a tutti indistintamente attribuito. Il Presidente della Repubblica è un gigante dinnanzi a tanti omuncoli berlusconiani e padani di cui Fiora parla con malcelata ammirazione. Eppure viene tutti i giorni insultato e dileggiato come “piccolo uomo” senza mai una contestazione nel merito. La libertà di stampa, caro Mauro, dovrebbe convincerti che le critiche vanno sempre motivate e non usate solo attraverso i sentimenti della simpatia e dell'antipatia. Se non si fa ciò si è lontani dal giornalismo vero. E poi: una volta, solo per una volta in un anno, potresti lasciare a me il commento ai fatti quotidiani. Ho capito, sarai pure l'unico discendente di don Bosco, ma non è detto che la verità promulgata sulle tue onde radio debba essere solo ed esclusivamente la tua.

Febbraio 2015: la prima pagina