23 luglio 2011

Profughi: lettera delle associazioni alla Prefettura

L'Associazione Culturale Graffiti ha firmato un appello alla Prefettura di Brescia insieme a Acli, Angolazione, Ass. La Tapioca, Ass. K-Pax, Ass. Naim’sharanya, Ass. Resilienza, Carovana dei Diritti, Casa Giona, Cgil e Cisl di Valle Camonica-Sebino, Commissione Pace Diritti Intercultura del comune di Malegno, Forum Territoriale del Terzo Settore di Valle Camonica, Gruppo Emergency Valle Camonica, Legambiente, Università Popolare di Valle Camonica-Sebino. Lo pubblichiamo integralmente:


Noi cittadini della Valle Camonica, iscritti alle Associazioni firmatarie della presente, vogliamo esprimere la nostra ferma protesta per il modo con cui le autorità preposte stanno gestendo la collocazione sul nostro territorio di profughi (richiedenti protezione internazionale), concentrandoli in strutture inadeguate e senza alcuna informazione pubblica.


Vogliamo anzitutto affermare l'importanza di garantire un trattamento umano, vale a dire rispettoso della dignità delle persone, e una collocazione consona a coloro che provengono da Paesi da cui sono stati costretti a partire, causa la guerra e spesso la negazione dei diritti umani, per cercare altrove luoghi nei quali sia garantita loro la sicurezza personale e un'accoglienza dignitosa. Il tutto si realizza spesso –come è noto- dopo viaggi lunghi e travagliati, per di più con rischi che mettono a repentaglio la loro stessa vita.


La nuova accoglienza, pensiamo, non possa essere realizzata attraverso la concentrazione di un rilevante numero di persone e in situazioni di isolamento forzato. Riteniamo inoltre debba essere attivata una adeguata informazione preventiva e il coinvolgimento dei territori individuati ad accogliere queste persone, concordando preventivamente con le amministrazioni locali i tempi e le strutture di accoglienza.

In particolare riteniamo assai problematico il concentrare in luoghi inadatti centinaia di persone garantendo loro esclusivamente vitto e alloggio, ma in condizioni generali inadeguate per quel che riguarda: assistenza sanitaria, dotazione di un minimo di strumenti primari quali vestiario e kit sanitario, relazioni con l'ambiente che li ospita, possibilità di comunicare con i luoghi di provenienza, processi di alfabetizzazione minima, orientamento legale.


È nostra convinzione che la quantità di persone da collocare sia un aspetto decisivo. Pensiamo sia da privilegiare una capillare distribuzione su tutto il territorio della Provincia di Brescia tramite un adeguato coinvolgimento delle amministrazioni locali, verificando quali siano le risorse locali, anche in termini di associazioni sociali e del volontariato, qualificate e disponibili a concorrere nell’affrontare i molti casi specifici (dai bisogni, ai processi di alfabetizzazione, all'inserimento ambientale).


Il caso di Montecampione 2 ci è sembrato e ci sembra, invece, sintomatico di una situazione di totale inadeguatezza. La collocazione di un centinaio di migranti nel residence “Le Baite”, situato a 1800 m. di altitudine, in condizioni di totale precarietà -a partire dalle condizioni climatiche e dall'isolamento- si configura come abbandono.


Mentre ci stiamo attivando per la costruzione sul territorio di una rete di solidarietà che affianchi le Amministrazioni locali nell’ospitalità di piccoli gruppi di persone fra quelle attualmente allocate a “Le Baite”, ci giunge la notizia del probabile imminente arrivo di un secondo gruppo (50-70) di persone. Questo vanificherebbe il lavoro teso a costruire condizioni adeguate di accoglienza e costringerebbe i profughi in arrivo, ma anche quelli già ospitati, a vivere in condizioni che abbiamo constatato e ribadiamo essere di assoluta inadeguatezza.


Tali condizioni di vita rischiano peraltro di innescare contraccolpi preoccupanti sia nelle persone che qui arrivano (che finiscono col sentirsi isolate e impotenti), sia nell'opinione pubblica locale che, in assenza di un’adeguata e corretta informazione e di un coinvolgimento diretto in quanto collettività ospitante, può essere attraversata da atteggiamenti di ostilità e di rifiuto rispetto ad un problema che riteniamo invece debba essere gestito in assoluta trasparenza.


Alla luce di quanto sin qui esposto e considerato, chiediamo che la Prefettura di Brescia:


  • Si faccia garante di una corretta e tempestiva informazione che eviti inutili e dannosi allarmismi;

  • Istituisca nel territorio camuno un tavolo di confronto, con la presenza delle Istituzioni locali (Comuni, Comunità Montana, ASL), delle rappresentanze sociali e del volontariato, affinché si possa concretizzare una collaborazione per un’effettiva e non traumatica ospitalità dei profughi;

  • Rappresenti alla Cabina di regia regionale responsabile dell’individuazione delle strutture di accoglienza le criticità che abbiamo rilevato e la necessità di una distribuzione numerica dei profughi che tenga conto delle effettive possibilità di accoglienza di ogni territorio di tutta la Provincia di Brescia (non solo della Valle Camonica).


Rivolgiamo nel contempo un appello a tutti i Sindaci ed Amministratori Comunali della Provincia di Brescia affinché si rendano disponibili ad accogliere piccoli gruppi di profughi nel proprio Comune, in un’ottica di seconda accoglienza post-alberghiera (di emergenza temporanea), come avviene in altre Province italiane.


Darfo B.T., 22 luglio 2011