22 gennaio 2011

Sabato 29 gennaio: A CENA CON GRAFFITI

Sabato 29 gennaio al Centro Anziani di Bienno è in programma la 3^ edizione di "A cena con Graffiti": una serata in compagnia tra lettori, tesserati e simpatizzanti di Graffiti. Quest'anno c'è un motivo in più per partecipare: la festa per i 20 anni di nascita del giornale!
Menù della cena: risotto alla zucca e rosmarino, rotolo di patate ripieno, gulash con polenta, dolci e caffè.
Iscrizioni entro mercoledì 26 gennaio a associazionegraffiti@gmail.com.

20 gennaio 2011

Vicenda Lozio: nuova lettera in Redazione

Continua il dibattito sulle vicende urbanistiche di Lozio dopo l'articolo di Giacomo Goldaniga su Graffiti.
Caro direttore,
so che in merito all'articolo del sig. Goldaniga, pubblicato sul numero di novembre, ha già risposto Ales Domenighini con una lettera che condividiamo pienamente. Volevamo solo cercare di chiarirci un paio di dubbi: non è che magari il sig. Goldaniga sia stato influenzato, o addirittura fuorviato, dal fatto che l'attività culturale che ha svolto da noi questa estate sia stata la presentazione del suo ultimo libro presso la sala esposizioni gestita dal figlio del'ex sindaco Pizio?
O magari è stato il fatto che con lo stesso Michele Pizio il "famigerato" sig. Goldaniga abbia scritto a quattro mani un bel libro sulla storia e la gente di Lozio, commissionato dall'allora giunta in carica (forse... Pizio?) con stanziamento di risorse che, per "un paese su quattro frazioni, con 360 abitanti e 200 famiglie", è probabilmente il caso di defininire ingenti?!?
Grazie dell'ospitalità,
Fabio Baffelli
Eliana Giorgi

10 gennaio 2011

Venerdì 21 gennaio: SALOTTO89 sull'immigrazione

Il camuno medio li chiama albanesi, extracomunitari, marocchini, negher, talebani.
Il telegiornale li spara nei titoli come immigrati o clandestini.
Per l’intellettuale di sinistra sono migranti.
Da dove possiamo partire per sconfiggere la paura verso di loro? Quali sono le difficoltà e le opportunità della convivenza tra culture diverse e distanti, a partire dalla nostra Valle?
Ne parleremo al Salotto 89 di venerdì 21 gennaio 2011, con Carlo Cominelli, presidente di K-Pax Onlus. Appuntamento come tutti i mesi alle 20.30 in Sala 89 a Boario (vicolo Oglio 10).

9 gennaio 2011

Graffiti: 20 anni!

Pubblichiamo in anteprima l'editoriale di Valerio Moncini, in occasione del 200° numero di Graffiti:
Noto agli albori anche come la piccola Pravda camuna, ancorato com’era a La Verità, settimanale della federazione comunista, Graffiti aveva il suo target (termine caro a quelli che... senza poltrona mai ) negli oltre 800 iscritti alle 33 sezioni del PCI camuno.
Le firme?
Non più di sei o sette, tutte rigorosamente comuniste; al massimo era amichevolmente tollerato qualche indipendente di sinistra alla Guido Cenini, tanto per intenderci.
Superata la stentata fase iniziale, nel novembre del ’91, Graffiti prendeva a “splendere di luce propria”, una luce ancora fioca, irradiata da quattro paginette che andavano aumentando a mano a mano che il gruppo di graffitari si ampliava, fino a raggiungere gli attuali otto redattori, un consistente numero di collaboratori fissi e i sempre più numerosi ospiti occasionali: 130 nei primi dieci anni.
Oggi le pagine sono dodici, insufficienti comunque a contenere i contributi di tutti coloro che sentono la necessità di incidere “su una superficie dura, per lo più mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso” in una Valle dove, molto spesso, chi comanda è un buono a nulla, ma capace di tutto.
Per fortuna non ci sono solo dei Cetto La Qualunque, incapaci e disonesti, e Graffiti fin dai primi numeri ha informato su quanto di positivo esprime il nostro territorio.
In questi vent’anni è stata sconvolta la realtà alla quale eravamo assuefatti: politica, economia e società non sono più le stesse, i rapporti sociali sono profondamente cambiati e l’attacco alle istituzioni e al senso civico ha prodotto danni che parrebbero irreversibili.
La nostra scelta di non dissertare di massimi sistemi, ma di tenerci ancorati alle tematiche locali, non ci ha impedito di cogliere gli effetti che avvenimenti più generali incidevano anche in Valle e su questi pronunciarci e proporre punti di vista non omologati.
200 numeri:ce n’est qu’un début: continuons le combat.
Ci sentiamo di gridare noi, vecchi e nuovi sessantottini, con buona pace della Gelmini, che sul ’68, come su tante altre cose dimostra di essere un’emerita analfabeta.

8 gennaio 2011

Controreplica di Goldaniga: altro che rettitudine!

Su Graffiti di novembre Giacomo Goldaniga ha aperto il dibattito sulle questioni urbanistiche di Lozio. A dicembre il giornale ha ospitato le repliche di Alex Domenighini (sindaco di Malegno) e Igor Ducoli. Qui potete leggere la controreplica di Goldaniga (più sotto trovate gli articoli già pubblicati). Il dibattito continua...
È risaputo che i Sindaci costituiscono pure loro una piccola “casta” per cui si tengono la parte. Se nella conclusione del suo articolo, laddove dice «chi invece per cinque anni ha dormito», il sindaco di Malegno si riferisce al sottoscritto, l’assunto lo respingo al mittente. A prescindere dai problemi familiari (e chi non ne ha?) in questi ultimi cinque anni sono stato ben desto e mentre loro, gli ambientalisti, si trovavano a parlottare a Borno al Bad and Breakfast-Zanaglio, facendo silenzio/assenso su Lozio (come riportato nell’articolo com’era verde la nostra Valle”in Graffiti gennaio 2008 – e per lo scempio di Lozio qualcuno degli Amici della Natura si è pure dimesso), il sottoscritto dava il suo contributo per la salvaguardia della borgata del Castello (ne parlerò in un prossimo numero). Del resto quando il sindaco di Malegno portava ancora i calzoni corti, sempre il sottoscritto dava il suo contributo per la salvezza dei Dossi del Cerreto di Ossimo da una discarica di rifiuti solidi urbani per la Media Valle Camonica. Ora, da “storico poco rigoroso sui documenti”, ma con buona memoria, mi ricordo che in una delle prime interviste a Teleboario, la ex sindachessa Fiorani asserì che avrebbe permesso l’edificazione solo e soltanto di 90 villette a S. Nazzaro e poi avrebbe bloccato tutto. Se la matematica non è un’opinione, dalle 90 “villette” ai 500 “condominietti”, sussiste la differenza di ben 410 alloggi. Orbene se di questa abnorme colata di cemento non è responsabile la Fiorani, in qualità di sindaco, promotrice di un nuovo piano regolatore (o Pgt) e nemmeno l’immobilismo degli ambientalisti, e manco chi, per sua ammissione, ha lasciato sola la Fiorani, allora di chi è la responsabilità? La sindachessa Fiorani è stata capace solo di bloccare il mio libro sulla storia di Lozio per 4 anni, salvo poi, quando sono ricorso a vie legali, di vergare una dedica alquanto lusinghiera (peraltro non richiesta) mentre me lo metteva in quel posto, pubblicando l’opera in economia, in bianco e nero anziché a colori, in sole 200 copie e con una qualità scadente. Solo perché l’opera non l’aveva commissionata lei (detto per inciso l’opera era già stata pagata dalla giunta precedente). Mi scuso per questo riferimento ma mi sono tolto un sassolino dalla scarpa perché sostiene la saggezza popolare che «è meglio morire con la gobba che con il gozzo!». Inoltre il sindaco di Malegno m’insegna che quando si ha amministrato bene, solitamente, come è accaduto a lui, si viene rieletti. Come mai la Fiorani non è stata rieletta ed i loziesi han preferito un eccentrico e stravagante “Tone”?
Condivido al 99% ciò che ha asserito Igor Ducoli nel suo articolo mentre non concordo con lui quando ravvisa da parte mia «un’eccessiva indulgenza verso quello che è stato l’operato della giunta Pizio». Se così fosse non avrei parlato negativamente della Villa Mozart, di Rinaldi, della Curia, e della non necessità di un terzo paese tra Sucinva e Laveno. Se si legge attentamente il mio articolo di dicembre, si dovrebbero capire due cose di fondo. Primo. Ho detto che tutto sommato il progetto originario del “borgo” di Pizio risultava architettonicamente ed esteticamente migliore delle porcate che si sono realizzate dopo, a S. Nazzaro, a Camerata e a Villa. Secondo, che le associazioni ambientaliste devono attivarsi allo stesso modo quando lo scempio urbanistico viene permesso da un’amministrazione di destra, di centro o di sinistra. (ammesso che queste categorie valgano ancora e soprattutto per le compagini civiche). E mi permetto di aggiungere che è assai più deplorevole quando la distruzione del territorio viene permessa da chi si considera di sinistra e per giunta ambientalista. Altro che rettitudine!

Lozio: chi l'ha permesso e chi l'ha voluto

di Igor Ducoli (da "Graffiti", dicembre 2010):
Vorrei manifestare alcune considerazioni riguardo l’articolo a firma di Giacomo Goldaniga, pubblicato lo scorso mese su Graffiti, dal titolo “Scempio urbanistico in valle di Lozio”.
Mi trovo in sintonia con l’autore quando esprime tutto il suo sdegno e stupore per la scellerata scelta edificatoria che è stata attuata nel bellissimo comune verso cui nutro un affetto e un legame particolari. Anch’io ritengo tanto assurda quanto controproducente l’attuazione di progetti demenziali. Dalla struttura di riposo per anziani adiacente l’antica chiesa di s. Nazzaro, al nuovo villaggio fantasma ( amo definirlo “ stile Gardaland”, tanto sembra finto) sorto nella medesima località, dalla colata di cemento in località “Camerata”, allo smisurato accrescimento delle abitazioni di Villa. Purtroppo però, ciò che è avvenuto a Lozio, non è prerogativa di quel comune. Negli ultimi quindici anni stiamo assistendo in tutta la Valcamonica ad una dissennata distruzione dei suoli. Se, anzi, ampliamo il nostro sguardo al di fuori, vediamo che tutto questo ha avuto luogo anche nelle zone adiacenti, in molte province, in molte regioni. È un fenomeno di portata nazionale che sembra non accenni ad arrestarsi. Consiglio a tal proposito di guardare su internet il bel film documentario dal titolo “Il suolo minacciato”. Come ci si spiega l’incontrollata avanzata del cemento su scala tanto vasta? Credo che il venir meno della capacità della politica di progettare e pianificare il territorio per l’interesse generale, abbia lasciato libertà di azione a faccendieri e speculatori di ogni sorta e ad ogni livello. Sono altresì convinto che in questo genere di investimenti ci sia una forte presenza della criminalità organizzata.
Tornando al piccolo comune in questione, mi pare che Goldaniga pecchi di sproporzione nell’ addebitare le responsabilità dell’accaduto a quelle che lui chiama “famigerate associazioni ambientaliste”. Non so se queste ultime abbiano tentato tutte le mosse a disposizione per arrestare tali nefandezze; ma in caso contrario credo che ciò sia stato causato da quel senso d’impotenza e dallo scoramento che avanza fra chi da anni si batte contro i mulini a vento, non trovando, molte volte, nemmeno il sostegno degli abitanti del posto.
Mi pare inoltre di notare un’eccessiva indulgenza verso quello che è stato l’operato della giunta Pizio. Non voglio ora difendere l’amministrazione Fiorani, e non ho elementi per affermare se, nelle condizioni ereditate, abbia attuato tutto ciò che era in suo potere per fermare i progetti. So però che ad aver messo in campo il tutto sono stati l’ex sindaco Pizio e i suoi collaboratori. E non mi riferisco solo all’avvenuta cementificazione. Altre diavolerie avevano ispirato la bizzarra fantasia dell’allora primo cittadino. Chi si ricorda del tentativo di creare una discarica nella zona della ex cava? O della volontà di installare un termovalorizzatore?
Per il futuro auspico che l’attuale maggioranza abbia la sensibilità, la capacità e il coraggio di fare scelte politiche opposte rispetto a quelle sopraccitate. Lozio se lo merita.

Lozio: la replica di Alex Domenighini all'articolo di Goldaniga

di Alex Domenighini, Sindaco di Malegno (da "Graffiti", dicembre 2010):
Contrariamente alla regola, che vale in generale e che fino ad ora è valsa anche per me, di non intervenire nelle questioni che riguardano altri comuni e altre amministrazioni comunali, siccome l’articolo “Come è stato possibile tutto questo?” di Giacomo Goldaniga, apparso su Graffiti di novembre mi ha fatto perdere parecchie ore di sonno, intervengo “per fatto personale” sulla vicenda delL’edificazione massiccia avvenuta nella valle di Lozio. Avendo frequentato Lozio costantemente negli ultimi 20 anni dico anche io la mia.
Se c’è un responsabile dell’edificazione massiccia di villette a schiera nella valle di Lozio, questo è l’amministrazione comunale che ha guidato il comune dal 1995 al 2004.
Per noi che costituimmo il comitato per la salvaguardia della valle di Lozio sono stati nove anni di battaglie: contro il progetto di discarica (vinta), contro il progetto di termovalorizzatore (vinta), contro le villette (persa). Battaglie anche legali per le quali abbiamo pagato sia come associazioni (gli amici delle natura avevano sede presso la scuola di Laveno e da lì se ne sono dovuti andare perché la scuola è stata venduta per essere sostituita da villette), sia personalmente (in termini economici e purtroppo anche in termini di salute).
L’elezione di Claudia Fiorani a sindaco, avvenuta nel 2004, ci ha purtroppo illuso che la battaglia fosse vinta, così se abbiamo una responsabilità (e io questa responsabilità me la sento tutta) è stata quella di aver lasciato sola Claudia a battersi per la difesa del territorio. Il nostro compito doveva essere quello di affiancarla e non lo abbiamo svolto. Forse qualcuno ignora che è più facile togliere la patria potestà ad un genitore che un’area edificabile ad una immobiliare, e così l’amministrazione Fiorani, in perfetta solitudine è riuscita solo a limitare i danni. Basterebbe confrontare il piano regolatore in vigore fino al 2004 con le varianti approvate dall’amministrazione Fiorani per vedere quanto i danni siano stati limitati.
Cito anche un fatto che da solo spiega chi sia Claudia Fiorani: tra le aree edificabili rese inedificabili ve ne era una, abbastanza grande, del vice sindaco. Se le idee valgono per quel che costano e non per quel che rendono, ecco dimostrata la serietà e la rettitudine dell’amministrazione Fiorani. Io mi sento di avere molto da imparare dal comportamento di quella amministrazione. Chiedo quindi a chi invece per cinque anni ha dormito di formare il proprio giudizio (e conseguentemente quello dei lettori) sui documenti (come si addice ad uno storico rigoroso come Goldaniga) e non sulle suggestioni.

Scempio urbanistico in Val di Lozio: chi lo ha permesso?

di Giacomo Goldaniga (da "Graffiti", novembre 2010):
Quest’estate ho svolto attività culturale a Lozio. Era parecchio tempo che non visitavo le contrade loziesi e sono rimasto letteralmente allibito di fronte all’abnorme colata di cemento che ha stravolto totalmente e brutalmente la fisionomia di questo suggestivo angolo di terra montano. Al di sotto della chiesa di S. Nazzaro sorge un nucleo di seconde case, forse un centinaio o poco più, che esteticamente, a mio parere, avrebbero deturpato di meno l’ambiente naturale (la costa sopra Sucinva), se fossero state edificate attorno all’artistica chiesa che, ora, non più isolata e nemmeno attorniata da un nucleo abitativo, ma affiancata solamente dal mostruoso e moderno ricovero sembra, come mi ha fatto notare un anziano del posto, ’nà scarpa e ’n süpel.
Primo interrogativo. Come ha fatto il sovrintendente Rinaldi a rilasciare l’autorizzazione a costruire una casa per anziani ad un metro di distanza dal sagrato di un santuario secentesco? E come ha potuto accettare la Curia un intervento così sacrilego? Bah, potere del danaro! Nel suo non senso e nella sua megalomania, aveva più senso la realizzazione di un nuovo agglomerato, ben realizzato, attorno alla chiesa, com’era nel progetto originale del Pizio, che tutto sommato godeva di una sua filosofia, più o meno condivisibile, vale a dire che i paesi sono sorti e sorgono attorno alle chiese, ammesso che Lozio avesse bisogno di un altro paese tra Laveno e Sucinva. La nuova sindachessa Fiorani, per giunta dichiaratasi apertamente ambientalista, dapprima ha sostenuto che si doveva bloccare tutto, in seguito, forse su insistenti pressioni, forse per vertenze legali in corso, forse per dissesti di bilancio o perché ha cambiato idea, ha lasciato correre, concedendo licenze edilizie a destra e a manca. E così ora una colata di cemento si trova in località Camerata, che non ha proprio per nulla, nel punto dove si è costruito (tra due curve stradali), alcuna vocazione turistica. Mi ricordo che, a suo tempo, proprio in questo sito l’ispettore delle forestali Moggio aveva bloccato due sole villette turistiche dei soci Armanini-Gualandris. Il sindaco di allora era l’attuale Antonio Giorgi.
A Villa si registra lo scempio maggiore. All’ingresso, per chi giunge da Ossimo, s’è modificata la strada, che, a dire le cose come stanno, è una miglioria, in quanto è stata allargata e sulla destra s’è creato un parco giochi per i ragazzi. Ma poco più avanti sorge un alveare di seconde case, le une sopra le altre, con orribili scalinate, e, udite udite, le villette centrali sono sostenute da un lungo, alto e obbrobrioso muraglione ad archi in cemento, del tutto simile a quello di Darfo che ripara lo stradone da un ipotetico secondo franamento roccioso. Codesto muraglione sostiene il terreno e le case costruite al di sopra della strada. A vederlo nel suo insieme, dal versante opposto di Ossimo, a prima vista sembra un esteso casermone militare. Nemmeno ci si è preoccupati di mascherarlo con del verde od altro. Se fossimo in città sarebbe già stato affrescato dai graffittari. Oltrepassata la valle Re, altre seconde case, poi un secondo mostro di cemento, realizzato asportando la roccia, sulla destra dell’imbocco della strada che porta al Castello di Villa. Dalla sala adunanze e dalla scuola sembra che vi crolli addosso... In tutto a Villa quanti nuovi appartamenti si saranno edificati? Forse 300 se non di più. Nel complesso tra Villa, S. Nazzaro e Camerata si saranno costruite circa 500 nuove abitazioni. Il non senso, oltre alla palese bruttura architettonica dell’edificato, consiste nel fatto che i residenti nelle 4 frazioni sono in tutto 360, suddivisi in 200 famiglie. Le abitazioni disabitate dei vecchi nuclei sono oltre 300.
Non si poteva vendere o ristrutturare ad uso turistico il già enorme patrimonio edilizio esistente ed inutilizzato salvaguardando il territorio? A chi sono destinate altre 500 seconde case? Sia pure a prezzi convenienti come si farà a venderle e chi le acquisterà? Nell’attuale crisi economica mi sembrano fuori di melone tanto chi le ha costruite, quanto i turisti che le compreranno. La maggior parte resteranno invendute. Ma veniamo alle responsabilità di questo inutile scempio urbanistico in Val di Lozio. Si sa che i costruttori e gli speculatori fanno il loro mestiere, ma gli enti pubblici non devono governare il territorio? Questi famigerati PGT che ci stanno a fare? Come si è potuto permettere tutto questo? E le famigerate associazioni ambientaliste, Legambiente, Italia Nostra, Amici della Natura, ecc., così contestatrici al tempo della giunta Pizio, dov’erano mentre con la giunta Fiorani si costruiva a S. Nazzaro, a Villa e a Camerata? Dormivano?