8 dicembre 2011

FRATELLI D'ITALIA: storie di migrazione e accoglienza

Riprenderà a gennaio l’attività dell’Associazione Culturale Graffiti con un ciclo di incontri programmati in alcuni dei Comuni valligiani che hanno aderito al progetto di “accoglienza diffusa” dei “profughi di Montecampione”. Debutto previsto giovedì 12 gennaio al Cinema Garden con la proiezione di Terraferma di Emanuele Crialese, con Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello (è il film scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar). Si proseguirà sabato 21 gennaio al Cinema dell’Oratorio di Edolo con la commedia Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismäki. Giovedì 26 gennaio sarà la volta de Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi, al Cinema dell’Oratorio di Esine. Giovedì 9 febbraio all’Oratorio di Pian Camuno verrà infine proiettato Life in Italy is ok, documentario in cui migranti e nuovi poveri raccontano la loro vita in Italia e l’aiuto ricevuto dai medici di Emergency.

7 dicembre 2011

Graffiti dicembre: le anticipazioni

Cosa leggerete sul numero di dicembre di Graffiti:


Rifiuti e manette (di Bruno Bonafini)

Nella triste vicenda dell’assessore regionale Nicoli Cristani, arrestato per corruzione, stupisce una cosa: lo scarso stupore colto in molti di quanti lo hanno conosciuto alla notizia dell’arresto. Forse per le due buste ancora piene di banconote trovategli in casa. Forse per la fama di duro e spregiudicato personaggio che lo aveva accompagnato nella sua vicenda politica, partita nella estrema destra neofascista in gioventù… (continua)


Verso Darfo 2012: parla Valzelli (di Michele Cotti Cottini)

Intervista a tutto campo con il capogruppo della “Civica - undici Paesi una Città”. Dal bilancio di quasi cinque anni di opposizione al giudizio sul candidato Sindaco del centrodestra Camossi; dai rapporti con l’Udc a quelli con l’Osservatorio Territoriale Darfense; dalla vicenda del Pgt al percorso verso le Amministrative del prossimo anno… (continua)


Montecampione: il limone e la balena (di Roberto Bariselli Maffignoli)

Quando penso a Montecampione mi vengono alla mente due immagini molto diverse tra loro ma molto collegate. La prima che passa tra i pensieri è quella di mezzo limone tutto secco, intirizzito e disidratato, che a volte capita di dimenticare nel frigorifero per parecchio tempo. Quest’immagine mi porta a ricordare coloro che dalla nascita della stazione sciistica della bassa Valcamonica ad oggi hanno spremuto fino in fondo il territorio con la costruzione di giganteschi condomini… (continua)


E poi (tra gli altri)...

  • Intervista a Ando Domenighini, liquidatore della Montecampione Impianti (di Michele Cotti Cottini)
  • A proposito dell’accoglienza dei migranti (articoli di Margherita Moles, Mario Bezzi, Valerio Moncini)
  • Una valle biologica: siamo pronti? (di Alessio Domenighini)
  • Margherita Asta a Malegno: la memoria diventa impegno (di Libera Valle Camonica)
  • Ponte di Legno e Temù: una sola prospettiva (di Giancarlo Maculotti)

6 dicembre 2011

Auguri dalla Tanzania

A don Tarcisio Moreschi dedicammo un ritratto nel febbraio 2001 (lo si può rileggere nell’archivio online): «Qualcuno lo chiama il “don”, qualcuno semplicemente Tarcisio, altri il Moreschi, altri ancora dicono che sia un missionario. […] Parte per l’Africa, la parrocchia più grande che ci sia. Malonno è troppo piccola per lui che è nato e cresciuto a Loritto…». La sua lettera è anche un modo per augurare a tutti i lettori di Graffiti Buone Feste.

Eccomi a te all’inizio dell’avvento. Ancora una volta ringrazio il Signore per darmi la possibilità di celebrare Natale in Africa, lontano dal mondo occidentale. L’ultimo Natale nel mondo occidentale penso che lo celebrai nel 2003. Mi dà fastidio un po’ tutto:l’aspetto commerciale spinto all’eccesso,il romanticismo e buonismo di quei giorni e anche le melense coreografie che invadono addirittura le chiese. Del vero senso del Natale rimane pochissimo. Forse l’aspetto più positivo è l’accento posto sulla famiglia e sul trovarsi come nuclei famigliari.

Con la nostra mania di progresso economico, abbiamo distorto tante belle realtà. Da tempo qualcuno predica di riappropriarci delle nostre feste e realtà cristiane. Tutto questo per dirti che vivo meglio il Natale in ambienti come questo.

Adesso vengo alle notizie riguardanti le nostre realtà. Le case per gli orfani si stanno completando. All’inizio dell’anno prossimo vorrei aprirne quattro. Anche in questi giorni ci sono un paio di volontari,Gabriele e Franco, che stanno rifinendo alcuni particolari che avevano bisogno di ritocchi. Certo le case non sono secondo i criteri nostri, ma sono comunque belline e pratiche.

La corrente è stata messa collegata e anche l’acqua del pozzo ora è stata messa nel circuito. Le stufe sono state portate e messe in funzione: attendo che mi mandino la suora che dovrebbe dirigere il villaggetto. Alla fine dell’opera le case saranno 10: 9 per orfani e una per mamme in difficoltà.

Anche quest’opera è stata realizzato col concorso di tante persone. La fondazione RENATO GRANDI di Lugano ha fornito le finanze e tanti nostri amici hanno dato il contributo lavorativo. Questo villaggio quindi è l’opera di tante persone buone che hanno dato quello che avevano. E’ la storia dei pani e dei pesci che si ripete. Con il poco di ciascuno si può fare molto. Grazie quindi. Appena Fausta tornerà dall’Italia, riprenderà a cucire tende e a preparare l’arredo per ogni casetta. Questo è opera sua che espleta molto bene. Devo proprio dire che il Signore ci ama perché c’è molta gente che ci aiuta.

Anche l’assistenza agli orfani che vivono con le nonne o con parenti continua, così pure l’aiuto ai sieropositivi. Ci sono tre villaggi che mi stanno sollecitando affinché li aiuti a creare delle scuole di avviamento professionale. Penso di averti già fatto parte delle mie perplessità al riguardo. La costruzione è la cosa più semplice, ma poi chi gestirà queste scuole? Tra l’altro dovrebbero sorgere in posti dove la corrente è ancora lontana e l’acqua è un problema.

Per il momento sto menando il can per l’aia: prendo tempo in attesa di eventi e di persone che mi diano delle dritte che possano essermi di aiuto. Devo anche tener conto che ho 64 anni e che non ho più le risorse di un tempo; mi stanco più in fretta e devo calare il ritmo delle mie attività.

Fortunatamente ora mi è rimasta solo la parrocchia di Ilembula: pur essendo una piccola parrocchia esige pur sempre di dedicarle tempo. Ci sono poi sempre l’ospedale di Ikelu e il centro per disabili INUKA. L’ospedale è stato inaugurato, ma non ha ancora iniziato a lavorare: stiamo espletando alcune pratiche burocratiche: penso che l’apertura effettiva avverrà in gennaio 2012. Il centro per disabili invece già funziona. Con l’arrivo dei prossimi volontari del Servizio Civile (saranno cinque) funzionerà ancora più in esteso.

In generale l’economia gira: c’è però sempre il problema del prezzo del granoturco che è ancora troppo basso. Un secchio di 18 chilogrammi si vende per 2 euro. Il prezzo dei fertilizzanti è invece cresciuto di molto. Quest’anno si sono venduti bene i semi di girasole. Il prezzo alto dei fertilizzanti sta comunque producendo un effetto positivo: molti usano il letame per i campi. Pochi hanno iniziato a aumentare la produzione di letame usando strame come facevamo noi. Col tempo verrà anche questo.

Per l’avvento anche quest’anno abbiamo scelto come opera in favore di Gesù Bambino e dei bambini quella di piantare alberi da frutto. A tutt’oggi abbiamo avuto una sola pioggia; per iniziare ad arare però abbiamo bisogno di almeno un’altra pioggia abbondante. In tanti posti ci sono alluvioni e noi qui stiamo aspettando una normale pioggia.

Voglio concludere con un saluto particolare a quelle persone per le quali sovente la festa di Natale è fonte di tristezza a causa della solitudine nella quale vivono. Gesù ci invita a farci prossimo: insieme alla lettura della parola di Dio, la dedizione agli altri è un’ottima medicina contro la solitudine.

Buon Avvento e Buona Natale in comunione con chi rappresenta Gesù. Ciao

Un saluto particolare a chi è malato. Don Tarcisio

16 novembre 2011

Gli sprechi non sono i piccoli Comuni!

Pubblichiamo la versione integrale della lettera di Pier Luigi Mottinelli, consigliere provinciale Pd, inviata al Direttore di Graffiti (sul numero di novembre ne sono riportati ampi stralci). Prosegue così il dibattito su rischi e opportunità della campagna per la razionalizzazione dei costi della politica. Attendiamo nuovi interventi!

Egregio direttore, mi rivolgo a Lei per portare un contributo sul tema che sta molto a cuore all´opinione pubblica, in un periodo che prova la tenuta sociale e finanziaria delle famiglie italiane come non mai: quello della rappresentatività delle autonomie locali, nella propria articolazione di Comuni, Province e Regioni, conosciuto in questi giorni, invece impropriamente, come sinonimo di «costi della politica».
La sottovalutazione della crisi economica globale ad opera del governo nazionale, impone di farci carico di contromisure, ognuno nella misura proporzionale alle proprie possibilità, che rassicurino l´Europa e la tenuta dei mercati, ma senza perdere di vista l´equità ed il patrimonio di democrazia, costato sacrifici ad opera di intere generazioni.
Non vorrei, insomma che, di fronte alla necessità di scelte impopolari, prevalesse la forza dei poteri che sono deputati a scegliere, sull´onda del «sogno i! taliano berlusconiano» e delle tanto reclamate regole dei mercati, penalizzando chi è più debole ed ha meno rappresentatività. Qualcosa del genere è successo all´indomani del tanto reclamizzato libro «La casta» dei giornalisti Stella e Rizzo del «Corriere della Sera», quando prendendo a pretesto una Comunità Montana sul livello del mare, si è voluto smantellare un sistema di rappresentatività dei Comuni di montagna, che erano a presidio di un territorio che rappresenta il 43 % dell´intero territorio nazionale. Anche il pretesto dei «costi della politica» a conti fatti, si è dimostrato del tutto sovrastimato. Nulla conta se poi, lo stesso Gian Antonio Stella, si è ricreduto, scrivendo di esempi fulgidi di gestione associata di servizi in Comunità montana: il danno fatto era irrimediabile.
Qualcosa del genere sta accadendo adesso, volendo far intendere all´opinione pubblica che i piccoli Comuni (soppressione sotto i mille abitanti; rappre! sentanze consiliari e di giunta a poche unità, tagli «orizzo! ntali» che obbligano a creare nuove tasse) sono la causa degli sprechi dell´apparato pubblico, che tutti sanno stare invece nei Ministeri ed in certe Regioni, magari a statuto autonomo.
Sarebbe un grave errore se le campagne mediatiche di chi vuol far vedere la democrazia come un impiccio e che preferirebbe il governo di pochi "illuminati", riuscissero a far intendere all´opinione pubblica che sindaci ed amministratori locali, che fanno i volontari e che non costano praticamente nulla, sono le cause della difficoltà economica in cui si trova l´Italia.
Mino Martinazzoli da sindaco di Brescia, quando la politica era davvero al servizio della comunità, citava spesso Alexis De Tocqueville che scriveva come «i sovrani sono stati inventati dai popoli, mentre i Comuni li ha creati Dio». I Comuni sono le comunità degli abitanti liberamente costituite, che possono associarsi o, addirittura, fondersi, ma che sono il vero presidio democratico del territo! rio e, sappiamo, democrazia è liberta!
In Valsaviore nel «lontano» 1998 i quattro Consigli Comunali di Cedegolo, Berzo Demo, Cevo e Saviore dell´Adamello deliberarono all´unanimità, in base alle vigente 142/90 di costituirsi in Unione dei comuni, che dopo dieci anni avrebbe portato al referendum tra i residenti per la fusione in un unico comune. Il testo Unico 267del 2000 ha in seguito tolto tale obbligo e, forse, creato un alibi tra gli amministratori, non tutti per fortuna, per non proseguire sulla bontà del referendum e della fusione in un unico comune di Valsaviore, e la strada deve ancora essere completata.
Oggi la scelta lungimirante degli amministratori di allora, può essere un esempio virtuoso, non per creare economie (non ce ne sono), ma per dare più forza e voce alle genti di montagna.
Queste sono le strade che non mortificano la democrazia, che possono essere perseguite su percorsi pluriennali, che danno la forza per affrontare il tema! dello spopolamento, delle scuole, dei servizi sociali, della presenza ! di uno Stato, che si riconosce, si soleva dire in passato, non solo quando arriva la cartolina precetto per l´obbligo della leva militare. Altre strade, che intendono fuorviare l´attenzione dal vero scandalo italiano, per dirla alla Mario Draghi, che è rappresentato dall´evasione fiscale, che fa guardare all´Italia dall´estero come il Paese dei «furbi», sono volutamente ingannevoli. Un Paese che non ha più ambizione, dove la possibilità di mutare lo stato sociale in base alla meritocrazia è una chimera.
Un Paese che secondo il rapporto dell´Iref - l´istituto di ricerca delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - che mette a confronto le retribuzioni medie giornaliere dei lavoratori dipendenti nelle diverse professioni del settore privato presenta dati sconvolgenti. Rispetto alla retribuzione media giornaliera (82 euro), un dirigente guadagna 340 euro in più al giorno, un quadro 111 euro, un impiegato 6 euro in p! iù. Ma la differenza si amplifica nei confronti di un operaio, la cui retribuzione è di 16 euro inferiore alla media. Peggio di lui solo il lavoratore apprendista, che guadagna in meno 31 euro al giorno. Le donne, rispetto agli uomini, ricevono in media al giorno 27 euro in meno
Una paese delle disuguaglianze, che deve rivolgersi alle sue realtà periferiche più sane per avere speranza, non sopprimerle! Tanto è vero che proprio adesso fa capolino un´idea non proprio innovativa: che il controllo dell´evasione fiscale passi per il livello informativo delle conoscenze personali degli amministratori e dei dipendenti dei Comuni! Lo sanno bene quegli amministratori locali che si occupano dei servizi scolastici e socio assistenziali in base al reddito….. che la conoscenza è un deterrente per le furbate.
Voglio augurarmi che la prova di maturità alla quale l´Italia è chiamata trovi la politica nazionale autorevole a calibrare i sacrifici: non sempre ! a chi ha sempre dato e si aspetta dallo Stato, se non aiuto, almeno il ! rispetto !

30 settembre 2011

Lettera a Graffiti dal Meetup di Valle Camonica

Scusandoci con gli autori per il ritardo nella pubblicazione, vi proponiamo la lettera ricevuta in Redazione, cui il nostro Bruno Bonafini risponde nel numero di settembre di Graffiti. A scrivere la missiva il Meetup Vallecamonica “Amici di Beppe Grillo”...

Egr. Sig. Bruno Bonafini,
in qualità di membri del “Meetup amici di Beppe Grillo Valle Camonica” e dopo avere letto il suo
articolo “Zero privilegi, battaglia di tutti” sulla rivista “Graffiti” n. 206 di luglio/agosto 2011, riteniamo opportuno sottolineare alcune cose che, a nostro avviso, dovrebbero essere puntualizzate.
Cominciamo col dire che il “Meetup di Pisogne” non esiste, come invece è segnalato nell'articolo. Il nostro gruppo non si identifica in un Comune, anche se, per ragioni prettamente tecniche, sul Blog di Beppe Grillo appare come Meetup di Darfo Boario Terme, ma ripetiamo, è necessario all’atto dell’iscrizione all’interno della piattaforma che coordina tutti i Meetup.
Crediamo anche noi che sia una battaglia di tutti ed infatti il “Meetup Valle Camonica” ha deciso di aderirvi, presentando i moduli nei comuni (ufficio anagrafe) di Pisogne, Darfo Boario Terme,
Piancogno, Capo di Ponte, Sellero, Cevo, Edolo, con lettera di accompagnamento del “Movimento
cinque stelle” oppure in carta semplice.
Segnaliamo, inoltre, che i moduli saranno nei comuni fino al 20 settembre.
Detto questo, la sua presa di posizione su Beppe Grillo, dal quale partono quasi tutte le iniziative
alle quali, in misura più o meno ampia, i meetup sparsi nel mondo fanno riferimento, denota ancora una volta quanto sia manomessa e pilotata l’informazione in Italia.
Forse Lei non è un fruitore giornaliero del blog di Grillo e quindi ci permettiamo di elencarLe
alcuni motivi per cui i politici di oggi (ed alcuni anche di un recente passato) sono “tutti uguali”,
anche se qualcuno di loro è più uguale degli altri. L’elenco che segue raggruppa, in ordine sparso,
alcuni esempi di vera antipolitica:
- TAV (che in realtà è una TAC, treno alta capacità, trasporterà merci e non persone; a tal
proposito La invitiamo a vedere questo documento filmato)
- AMPLIAMENTO BASE DAL MOLIN VICENZA (un buon motivo per farci bombardare
per primi in caso di conflitto)
- PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA (Bersani e compagni sono saliti sul carro dei
vincitori, ma prima la pensavano diversamente)
- INCENERITORI (maliziosamente spacciati per T.E.R.M.O.V.A.L.O.R.I.Z.Z.A.T.O.R.I.,
una delle cose peggiori che i nostri figli non ci perdoneranno; un business spaventoso. Coi
nostri soldi sui Cip6 vivono da nababbi petrolieri, Confindustria, A2A e simili)
- CARBONE PULITO (altra bufala all’italiana)
- PROVINCE (moltissimi d’accordo per la loro eliminazione, ma tutti favorevoli a mantenere
i consiglieri dove sono...)
- ABOLIZIONE DEI PRIVILEGI (auto blu, pensioni, vitalizi, scorte, stipendi stellari, aerei
privati, ecc…anche qui tutti buoni a parole…)
- LEGGE ELETTORALE (la Sinistra ha avuto tutto il tempo per cambiarla, ma non l’ha
fatto…chissà perché…)
- CONFLITTO DI INTERESSI (la Sinistra non ha mai fatto NULLA per affrontarlo; dia
un’occhiata a questo video)
- RACCOLTA DIFFERENZIATA (alla nostra classe politica non conviene attuarla. Brescia
insegna…)
- FINANZIAMENTO AI PARTITI (abolito con referendum del ’93 e subito furbescamente
reintrodotto col titolo di “rimborso elettorale”. Un comico ha detto che ci stanno fregando
con le parole…
)
- EXPO (inutile colata di cemento a favore dei soliti palazzinari. L’unica diversità è che,
prima, la premiata ditta era Moratti – Formigoni, ora si chiama Pisapia – Formigoni)
- GUERRA IN AFGHANISTAN (nonostante un conflitto che non ci appartiene, nonostante
la Costituzione dica chiaro che l’Italia ripudia la guerra, nonostante le perdite umane da una
parte e dall’altra beh, nonostante tutto, Destra e Sinistra sono sempre d’accordo che bisogna
continuare…ma nessuno ha il coraggio di ammettere che è solo un grosso errore. Ma noi
siamo “de coccio” e la democrazia la dobbiamo sempre e per forza esportare…
http://www.youtube.com/watch?v=JV0MeBl_kx8)
- CORRUZIONE (d’accordo, l’Italia non ha l’esclusiva, ma questa non è una giustificazione)
- CONCETTO DI POLITICA (qui sono proprio tutti del parere che sia un mestiere…)
Di contro, riportiamo qualche esempio di vera politica:
- VOTO DI PREFERENZA (assieme ai due punti successivi, fa parte del primo Vday del
2007, dopo il quale l’informazione tutta si è rotolata nel fango additando Beppe Grillo come
populista, antipolitico, superficiale e così via. Le 350.000 firme raccolte giacciono da anni
nella cantina del Senato…)
- OGNI PARLAMENTARE DEVE DURARE IN CARICA AL MASSIMO DUE
LEGISLATURE (e poi torna a fare il lavoro di prima, perché la politica deve essere servizio
civile)
- VIA I CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA DAL PARLAMENTO (sono parecchi, di
Destra e di Sinistra)
- ABOLIZIONE FINANZIAMENTO PUBBLICO AI GIORNALI (non si capisce come il
Fatto Quotidiano possa sopravvivere benissimo senza soldi statali e gli altri invece no…)
- ABOLIZIONE DELLE PROVINCE (come PD, PDL, IDV, UDV; ecc ecc..., ma il M5S non
si presenta alle elezioni provinciali... coerentemente alla sua posizione, a differenza degli
altri che ci ammorbano da dieci anni con questa idea dell'abolizione delle province, ma da
sempre continuano a fruire di quelle poltrone)
- RIDUZIONE DEGLI STIPENDI DEI CONSIGLIERI REGIONALI (raccolta firme in
corso. L’iniziativa di riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali in Emilia è partita dal
M5S, grazie all’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi; i consiglieri regionali del
M5S di Piemonte ed Emilia si sono ridotti lo stipendio da 10.000 a 2.500 euro mensili (alla
richiesta che anche gli altri si adeguassero, Le lasciamo immaginare la risposta…ed erano di
Destra e di Sinistra…)
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2010/06/dalle-parole-ai-fattinero-
su-bianco-le-proposte-del-movimento-vitalizi-aboliti-stipendi---50.html;
http://home.bloglombardia.it/2010/12/21/in-emilia-romagna-si-i-consiglieri-regionali-sisono-
ridotti-lindennita-del-10/)
- LA COERENZA (il M5S è per l'abolizione del finanziamento ai partiti, già abrogato da un
referendum, e coerentemente le relative liste regionali hanno rifiutato 1 milione e 600 mila
euro di rimborsi elettorali,(riconosciuti a fronte di 20.000 euro di spesa sostenuta. G.U. 29
luglio 2010. In considerazione di questa coerenza, di rinuncia ai rimborsi elettorali, una
truffa alle spalle dei cittadini che hanno votato al referendum per la loro abolizione,
qualunque dialogo con i partiti potrà iniziare solo dopo che avranno restituito quanto
sottratto illecitamente alle tasche degli italiani in questi anni. Solo dopo questo gesto
potremo dire che non sono tutti uguali…fino ad allora SONO tutti uguali).
Cordialmente
Meetup Vallecamonica “Amici di Beppe Grillo”

22 settembre 2011

Lettera a Graffiti: così ci massacrano

Sono abbonato a questo giornale da circa un anno. Vedo che si occupa prevalentemente di fatti attinenti alla politica locale; quindi le brevi riflessioni che mi accingo a scrivere sarebbero già fuori tema

Quello che però è accaduto in questo mese di agosto sul piano politico generale, ma soprattutto a livello finanziario è stato talmente grave che si è ripercosso su tutti i piccoli risparmiatori. E’ quindi un fatto di carattere e di interesse anche locale.

Gli Italiani e le loro famiglie sono conosciuti universalmente come assidui risparmiatori; gente che con tanti sacrifici ha messo da parte un gruzzolo per assicurarsi una vecchiaia più serena e prima ancora per dare una mano ai figli nello studio prima e nei primi anni dell’ingresso nel mondo del lavoro,poi ( per i più fortunati, visti i tempi) E gli Italiani acquistano prevalentemente titoli del debito pubblico.

La furia con cui la speculazione dei mercati internazionali si è abbattuta sulla borsa e sul mercato dei titoli di stato dai primi giorni di agosto , giocando per un paio buono di settimane al tiro al piccione è un ricordo che stenta a cancellarsi dalla mente di ciascuno.

Furiosi non sono quindi soltanto alcuni leader di movimenti spesso mal visti dai politici di area governativa ma anche da quelli della cosiddetta opposizione, per il loro modo, a loro dire, troppo scalmanato e furioso di accanirsi contro le loro scelte politiche e la loro corruzione ma furiosi sono di questi tempi parecchi milioni di Italiani che in pochi giorni hanno visto andare in fumo una cospicua parte dei loro risparmi.

L’elenco degli aggettivi per descrivere il sentimento di interi ceti sociali nei confronti della classe politica, accomunata per i suoi comportamenti, senza ormai più alcuna differenza tra centrodestra e centrosinistra, sotto la categoria generale della “casta” è lunghissimo: si va dal classico indignati all’esterefatti, incazzati, furibondi, furiosi…ecc….per gli scandali e i livelli di corruzione raggiunti e per la strenua difesa che, in presenza di una crisi di queste proporzioni, la classe politica nel suo insieme oppone al ridimensionamento dei propri privilegi. C’è anche una casta a livello locale, e anche di quello andrebbe detto qualche cosa se ci fosse tempo e spazio.

Lo spread, in pratica il maggior interesse che lo stato Italiano deve pagare ai sottoscrittori dei suoi titoli (BTP ) ha raggiunto in questo mese livelli impensabili: quasi il 6% a fronte del 2.50% pagato dal bund tedesco. Magra consolazione per chi i titoli li aveva già in portafoglio!

E’ il prezzo che l’Italia deve alla sua scarsa credibilità ( non ultima quella dei suoi governanti ) a livello internazionale sulla capacità di colmare la voragine di un debito pubblico tra i più giganteschi del mondo.

Immediato e perentorio il richiamo della UE a ridurre il debito.

La manovra finanziaria che, tra continui rimaneggiamenti, si sta preparando in questi giorni ricorda molto quella del 1992: la manovra detta di “ lacrime e sangue” da 92.000 ml di lire che l’allora presidente del consiglio, il socialista Amato Giuliano, metteva in atto per arginare il deficit dello stato: fra i tanti provvedimenti un prelievo forzoso del 6/1000 su tutti i C/C bancari.

Anche allora, come oggi, il destinatario della stangata fu il ceto medio, composto da milioni di operai, impiegati, pensionati: tutta gente a reddito fisso, che le tasse le paga fino all’ultimo centesimo. E mentre allora la prima repubblica cadeva sotto i colpi di mani pulite oggi la seconda, figlia degenere della prima sta naufragando negli scandali e nei debiti.

E gli evasori quando pagano? Di loro oggi, come allora non c’è traccia. Di certo non un governo come questo gli farà pagare le tasse! Un governo il cui primo ministro ha un contenzioso con il fisco che sfiora il mezzo miliardo di euro: un modello e una garanzia di impunità per ogni apprendista evasore, come per quello più incallito.

Le banche svizzere si dice abbiano esaurito le cassette di sicurezza per il denaro cartaceo, con la fila degli Italiani che esportano illegalmente valuta fuori dal Paese. Per i più esperti e facoltosi invece vanno forte le società off shore e le operazioni estero su estero. Si calcola che in Italia vi sia un’evasione fiscale attorno ai 100 ml di euro l’anno. Il governo che verrà dovrà porre al primo posto del suo programma una seria lotta all’evasione.

Meno male che in questo paese di servi c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di alzare la testa e di proclamare uno sciopero generale. L’iniziativa della CGIL trova tutta la mia solidarietà. Chissà che lo sciopero generale possa dare ulteriore vigore a quella rivolta morale che già si avverte un po’ ovunque e assestare il colpo finale al governo del kai-nano, amico di merende di Gheddafi.

Leonida Magnolini

21 settembre 2011

A proposito del politichese...

È risaputo che la lingua italiana è sempre più inquinata di anglicismi (brain trust, call center, capital gain, exit-poll, antitrust, insider trading, impeachment, standing ovation, ecc.). A ciò si aggiunga che grazie ai politicanti e, di concerto, ai mass media è sempre più inquinata di politichese.

Il prof. Gian Luigi Beccaria, docente all’Università di Torino, strenuo difensore della nostra lingua (che è una bella lingua letteraria) nel suo ultimo libro Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana rimarca la necessità di difendere il nostro lessico dalla globalizzazione, dal politichese e dalla pubblicità. Questi inquinanti sono capaci di condizionarci, di plasmare il pensiero, di influenzare i sentimenti, la volontà e l’azione. Del politichese avevo già trattato in un precedente articolo su questo foglio, ma voglio qui completare il discorso, proprio sull’assunto del Beccaria che accenna alla trasformazione del politichese e purtroppo ad una sua metamorfosi deleteria e involutiva. Iniziamo col dire che il “burocratese” è sempre esistito, che esistono da tempi remoti i linguaggi specialistici degli avvocati, dei medici, degli ecclesiastici e di altre categorie professionali, che i giovani hanno sempre coniato un loro linguaggio d’identità, che i comici ed i burloni han sempre aggiunto delle balordaggini. Pure la politica ha sempre avuto un suo gergo particolare, ci si ricorderà dei termini “convergenze parallele”, “quadratura del cerchio”, “opposti estremismi”, “arco costituzionale”, “mutatis mutandis” (che non significa cambiare le mutande!), “compromesso storico”, “inciucio”, “ una tantum”, “indulto”, “amnistia” e via dicendo.

Negli ultimi due decenni però sono apparsi termini nuovi quali bipartisan, buonismo, par condicio, cartolarizzazione, deregulation, doppiopesismo, pianisti, mattarellum, porcellum, lodo, senza se e senza ma, a 360 gradi, sinergie, fare sistema, per citarne alcuni. E fin qui nulla di strano poiché è legittimo che anche il politichese si rinnovi. Tuttavia non bisogna dimenticare che questo linguaggio, in definitiva è uno strumento per non informare, per non farsi capire, per non parlare chiaro, per affrontare qualunque argomento in qualunque contesto pubblico senza dire alcunché. È il linguaggio dell’ambiguità, dell’evasività, delle metafore, del dire qualcosa su qualsiasi cosa senza mai dire niente. Quindi comunicare il nulla, prendendo per i fondelli gli stessi elettori, il popolo a cui i politicanti si rivolgono, nominandolo – quando fa comodo – popolo sovrano!

Ora però con l’avvento della Lega Nord il politichese classico secondo Beccaria si è trasformato in “populese”, “gentese” e “dialettese” che potremmo definire sottoprodotti del politichese. Non contenti del tutto di queste modifiche si sono aggiunti termini sboccati quali “ce l’ho duro”, “va a da via i ciap” , “föra di ball” e simili. Certo questa terminologia fa effetto sul popolino ed è provvidenziale per far passare poi gli slogan di “Roma ladrona”, di “padroni a casa nostra”, ed i numerosi progetti leghisti: le ronde padane, l’esercito padano delle 300 mila doppiette, l’esame di italiano per gli stranieri, il dialetto come materia scolastica, la regionalizzazione degli insegnanti, la nazione Padania, la “devolution”, la “secessione”, il “federalismo” sic et simpliciter, la capitale nordista, il decentramento ministeriale, la bandiera celtica e chissà quante altre diavolerie a venire.

Ben più deleterio, secondo Beccaria è il linguaggio del berlusconismo che ha ridotto l’italica lingua ad “aziendalese”, del factotum “ghè pensi mi”, a “barzellettese” ed a “gestualese”. Qui i problemi di un territorio si risolvono con un gesto, uno slogan, un annuncio, una barzelletta, la problematica stessa diventa una barzelletta, una bazzecola che si risolve in quattro e quattr’otto, perché il premier è l’unto del Signore che sa tutto e sa far di tutto. Ahimè siamo proprio finiti male. Abbiamo perso le nostre nobili tradizioni letterarie, la mostra bella e ricca lingua della grande letteratura, dell’arte e della musica ed ora abbiamo perso pure il politichese classico. Almeno questo parlare sbracato, questo barzellettese ci facesse ridere. Forse farà lavorare e ridere i comici. Talune trovate e talune barzellette proprio non ci fanno ridere! Magari piangere.

Giacomo Goldaniga

23 luglio 2011

Profughi: lettera delle associazioni alla Prefettura

L'Associazione Culturale Graffiti ha firmato un appello alla Prefettura di Brescia insieme a Acli, Angolazione, Ass. La Tapioca, Ass. K-Pax, Ass. Naim’sharanya, Ass. Resilienza, Carovana dei Diritti, Casa Giona, Cgil e Cisl di Valle Camonica-Sebino, Commissione Pace Diritti Intercultura del comune di Malegno, Forum Territoriale del Terzo Settore di Valle Camonica, Gruppo Emergency Valle Camonica, Legambiente, Università Popolare di Valle Camonica-Sebino. Lo pubblichiamo integralmente:


Noi cittadini della Valle Camonica, iscritti alle Associazioni firmatarie della presente, vogliamo esprimere la nostra ferma protesta per il modo con cui le autorità preposte stanno gestendo la collocazione sul nostro territorio di profughi (richiedenti protezione internazionale), concentrandoli in strutture inadeguate e senza alcuna informazione pubblica.


Vogliamo anzitutto affermare l'importanza di garantire un trattamento umano, vale a dire rispettoso della dignità delle persone, e una collocazione consona a coloro che provengono da Paesi da cui sono stati costretti a partire, causa la guerra e spesso la negazione dei diritti umani, per cercare altrove luoghi nei quali sia garantita loro la sicurezza personale e un'accoglienza dignitosa. Il tutto si realizza spesso –come è noto- dopo viaggi lunghi e travagliati, per di più con rischi che mettono a repentaglio la loro stessa vita.


La nuova accoglienza, pensiamo, non possa essere realizzata attraverso la concentrazione di un rilevante numero di persone e in situazioni di isolamento forzato. Riteniamo inoltre debba essere attivata una adeguata informazione preventiva e il coinvolgimento dei territori individuati ad accogliere queste persone, concordando preventivamente con le amministrazioni locali i tempi e le strutture di accoglienza.

In particolare riteniamo assai problematico il concentrare in luoghi inadatti centinaia di persone garantendo loro esclusivamente vitto e alloggio, ma in condizioni generali inadeguate per quel che riguarda: assistenza sanitaria, dotazione di un minimo di strumenti primari quali vestiario e kit sanitario, relazioni con l'ambiente che li ospita, possibilità di comunicare con i luoghi di provenienza, processi di alfabetizzazione minima, orientamento legale.


È nostra convinzione che la quantità di persone da collocare sia un aspetto decisivo. Pensiamo sia da privilegiare una capillare distribuzione su tutto il territorio della Provincia di Brescia tramite un adeguato coinvolgimento delle amministrazioni locali, verificando quali siano le risorse locali, anche in termini di associazioni sociali e del volontariato, qualificate e disponibili a concorrere nell’affrontare i molti casi specifici (dai bisogni, ai processi di alfabetizzazione, all'inserimento ambientale).


Il caso di Montecampione 2 ci è sembrato e ci sembra, invece, sintomatico di una situazione di totale inadeguatezza. La collocazione di un centinaio di migranti nel residence “Le Baite”, situato a 1800 m. di altitudine, in condizioni di totale precarietà -a partire dalle condizioni climatiche e dall'isolamento- si configura come abbandono.


Mentre ci stiamo attivando per la costruzione sul territorio di una rete di solidarietà che affianchi le Amministrazioni locali nell’ospitalità di piccoli gruppi di persone fra quelle attualmente allocate a “Le Baite”, ci giunge la notizia del probabile imminente arrivo di un secondo gruppo (50-70) di persone. Questo vanificherebbe il lavoro teso a costruire condizioni adeguate di accoglienza e costringerebbe i profughi in arrivo, ma anche quelli già ospitati, a vivere in condizioni che abbiamo constatato e ribadiamo essere di assoluta inadeguatezza.


Tali condizioni di vita rischiano peraltro di innescare contraccolpi preoccupanti sia nelle persone che qui arrivano (che finiscono col sentirsi isolate e impotenti), sia nell'opinione pubblica locale che, in assenza di un’adeguata e corretta informazione e di un coinvolgimento diretto in quanto collettività ospitante, può essere attraversata da atteggiamenti di ostilità e di rifiuto rispetto ad un problema che riteniamo invece debba essere gestito in assoluta trasparenza.


Alla luce di quanto sin qui esposto e considerato, chiediamo che la Prefettura di Brescia:


  • Si faccia garante di una corretta e tempestiva informazione che eviti inutili e dannosi allarmismi;

  • Istituisca nel territorio camuno un tavolo di confronto, con la presenza delle Istituzioni locali (Comuni, Comunità Montana, ASL), delle rappresentanze sociali e del volontariato, affinché si possa concretizzare una collaborazione per un’effettiva e non traumatica ospitalità dei profughi;

  • Rappresenti alla Cabina di regia regionale responsabile dell’individuazione delle strutture di accoglienza le criticità che abbiamo rilevato e la necessità di una distribuzione numerica dei profughi che tenga conto delle effettive possibilità di accoglienza di ogni territorio di tutta la Provincia di Brescia (non solo della Valle Camonica).


Rivolgiamo nel contempo un appello a tutti i Sindaci ed Amministratori Comunali della Provincia di Brescia affinché si rendano disponibili ad accogliere piccoli gruppi di profughi nel proprio Comune, in un’ottica di seconda accoglienza post-alberghiera (di emergenza temporanea), come avviene in altre Province italiane.


Darfo B.T., 22 luglio 2011

30 giugno 2011

SU LA FESTA! 15-16-17 luglio a Esine


Anche quest'anno si rinnova la festa delle associazioni! Quali associazioni? Sempre noi ovviamente!

Angolazione, Anpi, Associazione Graffiti, Carovana dei Diritti umani, Casa Giona, Circolo Ghislandi, Gruppo Emergency Valle Camonica, GASV, Gian Lozio, K-Pax, Legambiente, Libera, LOntano Verde, Osservatorio Territoriale Darfense, Resilienza, Slow food, Tapioca, Università Popolare.

Quest'anno si parla di costituzione e le nostre iniziative saranno come sempre a tema!

Trovi il programma sul blog ufficiale delle festa: http://sulafesta2011.wordpress.com

Per lasciarci un commento o anche solo un salutu vieni a trovarci sulla nostra pafina facebook: http://www.facebook.com/pages/Su-La-Festa-2011/236240406403907

10 maggio 2011

PGT di Darfo Boario Terme: la cementificazione continua

Proponiamo l'intervento integrale della Consigliere Comunale Gina Gaioni, la cui versione ridotta è pubblicata sul numero di maggio di Graffiti:

La legge istitutiva del PGT (L.12 del 2005) caldeggia la massima partecipazione della cittadinanza alla formazione del PGT, mentre a Darfo la popolazione è stata esclusa da quel processo, avviato dall’Amministrazione in pieno periodo di ferie estive (agosto 2009). Merito della Civica è stato richiamare l’attenzione dei cittadini sulla scorrettezza della procedura seguita.

Si è verificata inoltre l’esclusione dei gruppi consiliari dalla preparazione della VAS, contrariamente alla richiesta formale di partecipazione avanzata dalla Civica.

La popolazione è venuta a conoscenza del PGT attraverso l’iniziativa dell’Osservatorio Territoriale Darfense che ha tenuto assemblee informative in tutte le frazioni, mentre l’Amministrazione si è trovata in dovere di presentare il PGT ai cittadini soltanto a partire dal 21 dicembre 2009, sollecitata dall’Osservatorio stesso.

Finalmente, dall’aprile 2010, l’atteggiamento di chiusura dell’Amministrazione è cambiato radicalmente: grazie alla disponibilità al dialogo e alle competenze tecniche del nostro consigliere Attilio Cristini, è iniziato un lavoro di analisi dettagliata del PGT, lavoro che è proseguito fino ad oggi attraverso una ventina e più di commissioni consiliari in cui alcune proposte della Civica sono state accolte positivamente.

Alla fine di questo lungo percorso di revisione del documento urbanistico, riconosco i miglioramenti apportati alla prima versione del PGT, soprattutto grazie ai contributi dell’opposizione e alla mediazione del Sindaco, ma continuo a pensare che le modifiche fatte siano di natura prevalentemente tecnica e riguardano realtà specifiche. Tali modifiche purtroppo non hanno potuto incidere sull’impianto generale del PGT che, in quanto tale, attiene alla sfera politica.

A mio parere, il politico ha il compito istituzionale di farsi carico dei bisogni della cittadinanza intera e quindi di rispondere a questi bisogni con scelte che possono anche creare malcontento o andare contro interessi individuali.

A tale proposito mi sembra che neanche questo PGT rompa la consueta tendenza alla cementificazione, che ha fatto di Darfo una città senza zone pedonali, al contrario, piena di auto che circolano e parcheggiano nelle strade, con un’aria quasi irrespirabile e seri fastidi e pericoli per chiunque voglia muoversi a piedi o in bicicletta.

La nostra città purtroppo non offre ai suoi residenti una buona qualità di vita né un ambiente piacevole da guardare, perciò tantomeno può essere accattivante nei confronti di turisti e curanti.

Abitiamo una cittadina chiusa in una valle che ha come elemento caratterizzante i versanti verdi o rocciosi delle montagne. Negli ultimi vent’anni la continua e caotica edificazione ha molto limitato la vista dell’ambiente circostante, e continuando così ci sarà sempre più difficile godere dei panorami naturali.

Ricordo a questo proposito che l’Amministrazione ha speso una somma ingente per acquisire una piccola parte del Parco di Boario: questo garantisce che anche il Comune è interessato a mantenere e a sviluppare la stazione termale che è il fiore all’occhiello ed elemento fortemente identitario della città. Qui trovo una forte contraddizione nelle scelte urbanistiche che la Maggioranza porta avanti, infatti l’edificabilità che il PGT permette è ancora molto elevata rispetto ai bisogni reali del territorio, mentre non vedo nel PGT scelte davvero qualificanti come il rispetto della salute e la tutela dell’ambiente.

D’altronde, sappiamo che il nostro Sindaco è in netta controtendenza rispetto ai tantissimi suoi colleghi di ogni parte d’Italia: leggo ogni giorno sulla stampa come aumentino i cosiddetti “Comuni rinnovabili” in linea con la “green economy”: sono Comuni attenti a realizzare uno sviluppo sostenibile, che passa anche attraverso le energie rinnovabili (a questo proposito abbiamo letto la contrarietà del nostro Sindaco) e la raccolta differenziata dei rifiuti, che a Darfo stenta a partire…

Ora ritorno allo specifico del PGT: ribadisco la mia contrarietà alla filosofia che è sottesa alle scelte urbanistiche . Questa filosofia non riesce a guardare oltre i piccoli bisogni privati del momento, cioè non è attenta alle responsabilità che noi adulti, in particolare se amministratori, abbiamo nei confronti delle generazioni future. Come insegnante, poi, avvertirei la difficoltà di spiegare agli studenti gli aspetti positivi di questo Piano, dove vorrei trovare alcune garanzie che non ci sono: la tutela del verde ancora esistente, zone pedonali in cui incontrarsi e in cui passeggiare giovani, bambini e anziani, un lungofiume valorizzato, industrie allontanate dal centro cittadino e luoghi d’incontro per attività culturali e di svago.

Ci sono poi tre o quattro elementi del PGT che vorrei illustrare come aspetti che ritengo negativi:
  • Il primo è l’eccessivo consumo di suolo: nonostante le riduzioni apportate durante il lavoro di revisione, questo problema permane. Basta fare un giro veloce per la città per trovare dovunque cartelli con le scritte”vendesi” o “affittasi” relative sia a case, che ad appartamenti, che a negozi: è evidente che a Darfo non c’è tutto questo bisogno di nuove costruzioni… sarebbe molto più utile e ragionevole recuperare e riqualificare i centri storici, riattare stabili fatiscenti e malsani, abbellire zone lasciate all’incuria e alla sporcizia, e tutto questo magari con incentivi economici e il sostegno dell’Ufficio Tecnico e della Commissione Paesistica. Aggiungo che basterebbe riconsiderare le aree di completamento derivanti dal precedente PRG: queste da sole potrebbero soddisfare ampiamente le eventuali necessità di nuove costruzioni. Inutile dire che un eccesso di offerta edilizia sul mercato svalorizza di molto l’esistente e richiama una popolazione di immigrati alla ricerca di abitazioni a basso costo, con le conseguenze sociali che ne possono derivare (mi riferisco, naturalmente, ai problemi di intolleranza, di mancata integrazione, di ghettizzazione…
  • Il secondo elemento è la scarsa considerazione per la salvaguardia delle aree agricole omogenee che la stessa legge 12/2005 raccomanda di tutelare: mi riferisco in particolare all’ATR 10, dietro il cimitero di Darfo: è vero che l’edificabilità definitiva risulta ridotta rispetto alla versione iniziale, però resta evidente la ferita che quella bella zona verde subisce nella sua integrità…Oltretutto è preoccupante pensare che in futuro l’ATR 10 potrà essere ampliato, fino a veder scomparire del tutto l’attuale oasi naturale di tranquillità. … e voglio esprimere una considerazione del tutto spontanea al riguardo: sarebbe stato un grosso punto a favore del PGT l’annullamento dell’ATR 10 come è avvenuto per l’ATR 5, accanto al centro storico di Erbanno. Se anche l’ATR 10 fosse stato cancellato, come l’ATR 5, l’ATP 1 e 2, ammetto che avrei nutrito molte perplessità e incertezze sul mio voto…, continuando però a ritenere validi gli altri punti di critica che sto illustrando.
  • Un’altra negatività la trovo ad Angone, nella zona rivolta al Monticolo: lì è previsto il sorgere di un nuovo centro residenziale che farà aumentare la popolazione stessa di alcune centinaia di persone, aggravando i problemi attuali di circolazione, parcheggio, inquinamento, servizi: è troppo!
  • Un quarto elemento preoccupante del PGT è infine, a parer mio, l’ATF 3, cioè la zona della stazione , delle scuole elementari e del parco-giochi di Boario: lì, in pieno centro, si prevede un alto indice di edificabilità, e un’altezza di quattro piani per gli edifici, destinati principalmente a strutture per servizi. Quando questa possibilità sarà concretizzata, i clienti dell’albergo attualmente più elegante di Boario apriranno le finestre non su una piccola scuola o su un fazzoletto di verde con i giochi per bambini, con le pareti montuose sullo sfondo, ma su altri edifici che limiteranno ancora di più il panorama.
  • Infine, un’ultima considerazione: se la ragione più importante di tutte le trasformazioni urbanistiche di Darfo sono gli oneri di urbanizzazione, entrate preziose nelle casse esauste del Comune, che cosa succederà quando tutto il territorio sarà consumato?
Concludo questa dichiarazione di voto specificando che il mio NO al PGT giunge alla conclusione di un lavoro di analisi a cui ho sempre partecipato nelle varie sedi, sforzandomi di capire anche ciò che non è di mia stretta competenza e che in molti casi è stato trattato con un linguaggio di tecnici rivolti ad altri tecnici.

Il mio NO è maturato via via lungo il percorso di conoscenza particolareggiata del documento urbanistico: è pensato e anche sofferto, dovuto principalmente al fatto che non vedo un’inversione di rotta rispetto ai passati PRG di una città dove è poco piacevole vivere.

Aggiungo inoltre, per dovere di completezza, che il mio voto non è solo espressione di valutazioni personali, ma è anche rappresentativo di cittadini che amano Darfo e che la vorrebbero migliore per sé e per le generazioni future.

2 maggio 2011

Un Cineforum... lungo 150 anni

Il racconto di 150 di storia d’Italia attraverso 4 pellicole d’autore. È la proposta dell’Associazione Culturale Graffiti, dell’Università Popolare di Valcamonica-Sebino e del Cinema Garden di Darfo per il mese di maggio 2011.
Si inizia giovedì 5 maggio con il Risorgimento raccontato da Mario Martone. In “Noi credevamo” (2010), candidato a ben 13 Premi David di Donatello, un cast d’eccezione: tra gli altri, Luigi Lo Cascio, Toni Servillo, Luca Zingaretti.
Tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.
Il cineforum proseguirà giovedì 12 maggio: l’eccidio di Marzabotto magistralmente rappresentato in “L’uomo che verrà” (2009), di Giorgio Diritti. Giovedì 19 maggio un salto nel ’68 con “Mio fratello è figlio unico” (2007), di Daniele Lucchetti. Giovedì 26 maggio si chiuderà – ahinoi – con “Silvio forever” (2011), di Roberto Faenza e Filippo Macelloni.

1 maggio 2011

Graffiti Maggio 2011: le anticipazioni...

Cosa leggerete sul numero di maggio:


Condannati a stare insieme (l'intervento di Giancarlo Maculotti durante l'ultima Assemblea della Comunità Montana)

La proposta che stiamo per licenziare stasera, con tutti i suoi risvolti politici e amministrativi, mi pare abbia limiti evidenti. Si sancisce qui, ancora prima di arrivare al voto, una sconfitta palese per una proposta che ha agitato le acque della politica camuna per alcuni mesi ed è arrivata ad un nulla di fatto, ma, soprattutto, ad un nulla di condiviso: la presidenza unica. La scelta è talmente importante e decisiva che credo rappresenti una specie di svolta costituzionale e richieda quindi per sua natura maggioranze qualificate e non numeri risicati e luccichii di baionette contrapposte. (continua)


Costa Volpino: un sindaco furioso? (di Bruno Bonafini)

Bella idea quella del leghista Pezzutti, candidato sindaco di Costa Volpino. Invece di dire le ragioni del suo scendere in campo, il chi e perchè lo deve votare, ha scelto il contrario. Ha fatto l’elenco di chi NON lo deve votare. Ne è uscita, stipata in un depliant, l’enciclopedia di tutte le sue fobie. Un documento di sicuro interesse antropologico sulla cultura del lumbard ruspante. Si parte col ghigno di Bossi in facciata, proclamato unica nostra difesa dai clandestini (ma quando? ma dove?). (continua)


PGT di Darfo: la cementificazione continua (di Gina Gaioni)

La legge istitutiva del PGT (L.12/2005) caldeggia la massima partecipazione della cittadinanza, ma a Darfo la popolazione è stata esclusa: merito della Civica è stato richiamare l’attenzione dei cittadini sulla scorrettezza della procedura seguita. Le assemblee informative tenute dall’Osservatorio Territoriale Darfense hanno costretto l’Amministrazione a presentare il PGT ai cittadini e dall’aprile 2010 l’atteggiamento dell’Amministrazione è cambiato. (continua)


E poi (tra gli altri)...

Elezioni Comunali 2011: liste, candidati, dati, interviste

Saviore-Daone: tanto per spendere (di Guido Cenini e Italo Bigioli)

Assalto alla democrazia: per qualche referendum in meno (di Alessio Domenighini)

25 aprile a Pisogne e 1° maggio a Iseo (di Gino Morandini e Tullio Clementi)

Lo stand camuno al Vinitaly (di Monica Andreucci)

17 aprile 2011

Graffiti Aprile 2011: le anticipazioni...

Cosa leggerete sul numero di aprile:


Monica Rizzi: non c'è santo che tenga... (di Barbara Distaso)

"Viviamo intensamente l’abbandono alla volontà del Padre sereni, sicuri e fiduciosi della sua perenne fedeltà". "Buongiorno a tutti. Padania Libera". Amen.

È risaputo, cari lettori: la fede, sia essa rivolta a Dio o ad una identità Padana inesistente, non te la puoi inventare, o ce l’hai o non ce l’hai. Si può forse dire lo stesso di una laurea? Chissà. Chi esercita l’arte del dubbio, tuttavia, non è degno di definirsi un buon Padano e questo sarà poco ma è sicuro. Nelle ultime settimane, alcuni quotidiani (rigorosamente non locali) si sono occupati del curriculum di Monica Rizzi... (continua)


Enti comprensoriali: riforma fai da te, modello Ikea (di Bruno Bonafini)

La lunga contesa sull’unificazione delle presidenze del BIM e della Comunità Montana rischia per ora di creare problemi e impacci più che benefici. Per la durezza della contrapposizione e per i limiti delle scelte possibili, col rischio di essere operazione d’immagine più che di sostanza. BIM e CM vengono percepiti come un doppione. E per molti aspetti lo sono stati e lo possono essere, ma nell’ultimo decennio c’è stata una buona divisione dei compiti, per scelta politica amministrativa... (continua)


Acqua pubblica: verso il Referendum di giugno (di Alessio Domenighini)

Ce la sta mettendo tutta il governo italiota-leghista per far fallire il referendum sull’acqua. Ha deciso che le votazioni referendarie vanno separate e messe dopo quelle comunali: addirittura il giorno dopo la chiusura delle scuole. Spera ardentemente che vada a votare meno del 50% dei cittadini, così salta tutto. Che questa operazione venga a costare molti milioni di euro, chissenefrega: tanto paga pantalone. Ma ce la mette tutta anche la Regione Lombardia, dello stesso stampo del governo: la sua legge da primi della classe vuole che da subito si inizi a privatizzare. (continua)


E poi (tra gli altri)...

La Lega agita le acque del Pd (di Michele Cotti Cottini)

Profondo Nord: le dynasty amorali della "Papadania" (di Valerio Moncini)

In viaggio "verso l'Unità": la nostra storia (nonostante tutto) (di Federica Nember)

Ci salverà la musica? (di Tullio Clementi)

Il Cardo di Edolo in trasferta a Milano (di Stefano Malosso)

20 marzo 2011

Salotto 89 con l'on. Pierangelo Ferrari

Al prossimo Salotto 89 promosso dall’Associazione Culturale Graffiti si discuterà dei temi dell’attualità politica e delle prospettive dell’opposizione, in compagnia dell’on. Pierangelo Ferrari (Pd). Appuntamento per venerdì 1° aprile 2011 (non è uno scherzo!) alle 20.30 in Sala '89 a Boario (vicolo Oglio 10), per un confronto libero e aperto.

19 marzo 2011

Una sera sul fianco di un colle: concerto a Bienno

L’Associazione Culturale Graffiti e la Biblioteca Comunale di Bienno vi invitano ad assistere al concerto Una sera sul fianco di un colle, in programma al teatro Simoni Fé (dietro il Municipio) domenica 27 marzo 2011 alle ore 17. Con Igor Gabusi al pianoforte. L’ingresso è gratuito.
Gabusi con questo progetto percorre un sentiero che partendo da alcuni grandi classici, passando per la musica popolare, approda a proprie composizioni, nate da suggestioni letterarie. Diversi i generi, unico l’intento di sostituire nel racconto la musica alle parole.

18 marzo 2011

Graffiti attacca la Lega e l'Asl risponde con Fontana

Sul Bresciaoggi (18.03.11) la replica dell'ufficio stampa Asl all'articolo di Graffiti "Mi manda la Lega":

«Graffiti» torna a graffiare la politica valligiana (e non solo). Dopo aver festeggiato il ventennale di fondazione, il periodico diretto da Tullio Clementi, che fa dichiaratamente riferimento all'area del centrosinistra ma che è da sempre «aperto a tutte le voci», è uscito in questi giorni in Valcamonica con notizie e commenti che faranno prevedibilmente discutere. L'articolo sotto la lente è firmato dal redattore Bruno Bonafini, e basta il titolo per chiarire la questione: «Asl, mi manda la Lega».

Da tempo, lo ricordiamo, in valle circolano «rumors» relativi ai vertici dell'Azienda sanitaria locale; in particolare dopo la recente nomina del nuovo direttore generale Renato Pedrini; in quota Lega, appunto. «Ottenuto il feudo della sanità camuna - si legge sul nuovo numero di Graffiti - la Lega ha fatto man bassa delle postazioni di vertice: direttore generale più due direzioni di settore su tre». E ancora: «E pure una borsa di studio per far fare esperienza amministrativa a un giovane laureato». A suscitare la curiosità del giornale è il fatto che il nome della destinataria della borsa corrisponda a quello di una giovane professionista camuna, già alle dipendenze del parlamentare leghista Davide Caparini, chiamata in questo caso a «completare l'assetto della segreteria del direttore generale».

È bastato questo elemento perchè si riaprisse la questione (forse mai chiusa) delle «nomine politiche» in valle, che da tempo sta scaldando il dibattito. Secondo qualcuno il caso non sarebbe isolato, e altri incarichi desterebbero qualche sospetto sulla trasparenza delle assegnazioni. Certamente la notizia di Graffiti ha subito scatenato dubbi e fastidi. Ma l'Asl di Valcamonica e Sebino, sentita sulla questione, rigetta ogni accusa. A farsi portavoce della posizione ufficiale dell'azienda sanitaria è Eugenio Fontana, il quale da tempo svolge mansioni di ufficio stampa per l'azienda. «La polemica sollevata da Graffiti - dichiara Fontana - mi sembra del tutto pretestuosa e campata in aria. Sono certo di interpretare il pensiero del direttore generale Renato Pedrini se osservo che si tratta di una borsa di studio offerta da una società privata (la Trafilix di Esine, per altro non nuova a gesti di questo tenore) e messa nella piena disponibilità non dell'Azienda sanitaria camuno-sebina, ma del direttore generale; il quale ha pieno titolo nel rivendicare la sua autonomia di scelta anche e soprattutto sulla base della fiducia, d'intesa ovviamente con il donatore. Dunque in questa vicenda non c'è un centesimo di denaro pubblico».

«Quanto invece al pubblico denaro - aggiunge Fontana -, non sarà una notizia di poco conto sapere che in tre mesi di direzione Pedrini ha tagliato le consulenze esterne per duecentomila euro. Ognuno è libero di sollevare le questioni che vuole. Ma sarebbe anche auspicabile che un direttore, come ogni pubblico amministratore, fosse valutato sulla base dei risultati conseguiti, specie in un campo così delicato come è quello della sanità».

10 marzo 2011

Lettere in Redazione: "Il facile mestiere del politico" di D.Ducoli

E' arrivata in redazione una lettera di Daniele Ducoli, lettore di Malegno. Sul numero di Graffiti di marzo ne trovate un breve estratto. Qui potete leggere la versione integrale.

Una precisazione iniziale: quando parlo di politici mi riferisco alle cariche più ambite, quelle provinciali, regionali e di “Roma”; non parlo dei consiglieri comunali dei piccoli paesi come quelli della Valle Camonica, persone elette direttamente dai cittadini per rappresentarli e che spesso si impegnano oltre i limiti del loro mandato pur di risolvere i problemi della comunità.
Qualche anno fa ingenuamente pensavo che i politici in generale fossero attratti da un bisogno di servire la collettività.
Ultimamente, grazie anche ad alcune trasmissioni televisive, a informazioni che girano sul web, sono emersi fatti che dimostrano come in Italia il sistema politico non è più in grado di gestire le emergenze che ora e nell’immediato futuro saremo costretti ad affrontare; parlo della crisi finanziaria, del problema energetico, dei rifiuti, dell’ambiente, della sanità, della scuola e via discorrendo.
La cronaca quotidiana ci parla di un paese in degrado in cui tutta la politica di sinistra, di centro e di destra, ha alimentato sprechi di denaro pubblico con un semplice risultato: nessun colpevole !
L’impunità, l’irresponsabilità, i privilegi, i compensi spropositati (in un momento in cui la gente perde il posto di lavoro e le famiglie hanno problemi economici) fanno del politico un mestiere ambito.
Ecco che mi spiego l’affacendarsi di individui che pur di strappare una carica anche solo di consigliere regionale si mobilitano per attirare i voti necessari.
Pochi anni di “lavoro politico” e “ti meriti” una pensione d’oro, altro che pensione minima.
Come proponeva il filosofo Socrate, basterebbe limitare di molto questi compensi per vedere la classe politica estinguersi.
Questo non può succedere perché la classe politica è una sola (è una casta come cita un libro di recente pubblicazione), destra e sinistra sono semplicemente utili a darci l’illusione di una scelta tra due schieramenti.
I partiti politici hanno sempre più l’aspetto di società per azioni che rispondono solo agli azionisti cioè a chi li finanzia.
La politica dell’impegno sociale, della responsabilità, dell’etica, della morale, dei valori che erano propri di personaggi ormai storici come De Gasperi, A. Moro, E. Berlinguer, S. Pertini, si è spenta.
Il grave errore è stato permettere alla finanza di entrare nella politica del Paese.
In ogni caso non allarmiamo i nostri cari uomini politici; qualsiasi cosa accadrà in Italia gli unici a risponderne in prima persona saremo noi cittadini, prepariamoci all’ennesimo sacrificio (in altri paesi europei è già successo), i governanti ne usciranno illesi.
La politica in cui credo è quella fatta da liberi cittadini che si riuniscono per risolvere i problemi della gente, della società, come dice Don Gallo, partendo dai più bisognosi.
Darò il voto al politico che non solo prometterà di fare questo ma lo dimostrerà anche nei fatti, responsabilmente.
Come recita una battuta di un film: tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo!
Mi vengono in mente alcune parole di E. Berlinguer:
“I partiti non fanno più politica.
I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia.
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela:
scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente;
idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.
Gestiscono interessi [...] senza perseguire il bene comune.”
Basta guardare le patetiche dispute dei nostri politici locali quando si tratta di assegnare una carica o quando se ne libera una (vedi presidenza B.I.M. ecc.) o ancora il caso della “selezione” dei dirigenti di Vallecamonica Servizi……..con tutti i giovani laureati con tanto di master e specializzazioni, volenterosi che cercano un’occupazione, bisognava proprio assegnare posti ben retribuiti ai soliti noti che già esercitano svariate occupazioni, complimenti per l’esempio che date!
Come cita un ammonimento biblico: “Giudicheremo secondo i fatti. Dai loro frutti li riconoscerete!”.
Concludo con una frase del meteorologo Luca Mercalli:
“Se un Paese è composto mediamente da persone che hanno una scarsa conoscenza della complessità del mondo di oggi, avremo una politica che ci dà ciò che meritiamo”.
A 150 anni dall’Unità d’Italia il nostro Bel Paese tutto questo non lo meritava.
Buona fortuna a tutti.

26 febbraio 2011

Venerdì 11 marzo parte la macchina organizzativa di SU LA FESTA! 2011

Venerdì 11 marzo 2011 alle 20.30 in Sala '89 a Boario è in programma la prima riunione delle Associazioni promotrici di Su La Festa!, la festa estiva che quest'anno giunge alla sua 3^ edizione.
La riunione è aperta a tutti gli interessati.

10 febbraio 2011

Venerdì 25 febbraio: Salotto 89 con Alessandro Domenighini

Proseguono i venerdì di discussione promossi dall'Associazione Culturale Graffiti. Venerdì 25 febbraio 2011, alle ore 20.30 in Sala 89 a Boario (vicolo Oglio 10) si discuterà di politica e amministrazione locale con il sindaco di Malegno Alessandro Domenighini.
Alessandro Domenighini è anche il protagonista dell'intervista di apertura del numero di febbraio di Graffiti: il sindaco di Malegno racconta il suo punto di vista sulle vicende comprensoriali, dalle nomine dei vertici delle società partecipate alla proposta di unificazione delle presidenze Bim-Comunità Montana. E spiega perché - dopo solo un mese - ha deciso di lasciare il ruolo di capogruppo "dei 20" e il gruppo stesso. Anche questi argomenti saranno oggetto di confronto al Salotto 89.

8 febbraio 2011

Dall'urbanistica al libro di storia: continua il carteggio su Lozio.

Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Giacomo Goldaniga alla lettera di Fabio Baffelli e Eliana Giorgi nell'ambito della querelle avviata dallo stesso Goldaniga sulle pagine di Graffiti a novembre 2010.
Non so chi siano Fabio Baffelli ed Eliana Giorgi, ma penso possano essere due consiglieri o due supporter della ex sindachessa Fiorani. Innanzittutto consiglierei loro di leggersi la risposta che il sindaco di Malegno mi ha inviato privatamente nella quale accenna alla posizione di Ettore Facchini che a suo tempo non è stata né compresa né accolta (la lettera è presso di me o presso il sindaco medesimo).
I dubbi dei due sono alquanto maliziosi e tendenziosi. Questa estate io sono stato invitato ad allestire una mostra fotografica su Magnolini e a presentare il mio romanzo, dalla Pro Loco di Lozio in collaborazione con il Comune di Lozio e la Sala Esposizione alla Fontana di Villa. (Ergo l’attività del sottoscritto non è opera di Pizio Michele). A proposito mi ha telefonato il sindaco Giorgi Antonio informandomi che spedirà una lettera al giornale dove chiarirà come ha trovato il Comune all’atto del suo insediamento, il dissesto finanziario ed altro ancora, accennandomi addirittura che dei condominietti non sarebbero stati versato al Comune (se ho capito bene) i costi di costruzione o le opere di urbanizzazione.
Quando sono venuto a Lozio ho visto nel dettaglio lo scempio edilizio (che non ha a che fare con la mia attività culturale), e che ho segnalato spontaneamente senza alcun suggerimento, influenza o fuorvianza.
Secondo punto. Il signor Michele Pizio è stato incaricato da me di elaborare due capitoli sulle fotografie della gente di Lozio (le cui didascalie non potevo conoscere) e sulle associazioni, vecchie e nuove. A suo tempo, visti i rapporti Fiorani-Pizio ho chiesto se avesse qualcosa in contrario su questa collaborazione e la sindachessa mi ha risposto che era bene accetta. Circa l’aggettivo “famigerato” non so a che cosa i due alludano, si spieghino meglio, perché il vocabolario italiano recita “che gode di pessima fama” (di cui non mi risulta). Lo stanziamento di risorse per il libro, per chi non è miope aveva uno scopo commerciale e uno promozionale. 1. s’intendeva di omaggiare a tutte le 400 famiglie la storia del paese (con la tiratura di 200 copie non si è potuto certo fare, a proposito come sono state gestite queste 200 copie che nessuno ha visto?); 2. poiché in estate ritornano a Lozio circa 1000 emigranti e circa 2000 turisti, il libro (2000 copie preventivate) sarebbe stato venduto, non solo recuperando la spesa, ma con un margine di guadagno. Vedo purtroppo che la giunta Fiorani non ha saputo manco trarre un vantaggio commerciale da un’operazione culturale. (Tacàcc so ai bric come le cavre – ha detto nel 1923 Arnaldo Canossi). Quindi la spesa preventivata “ingente” per i due, era totalmente recuperabile!
Infine pongo io una domanda. I soldi recuperati dal Comune presso il tipografo Quetti per aver stampato 200 ridicole copie in economia dove sono andati a finire, come sono stati impiegati? Oggi ci sono persone di Lozio che cercano il libro e non lo trovano. Non sarà stato invece un sabotaggio verso questo libro perché figurava il nome di Michele Pizio? Se così fosse sarebbe una meschinità anche perché è detto nella Bibbia che “gli errori dei padri non debbono ricadere sui figli?” Sarebbe bene quindi meglio che Fabio Baffelli e Eliana Giorgi si documentassero sulla vicenda prima d’insinuare certi miserevoli dubbi, con l’intento di gettare fango su una collaborazione limpida e trasparente (la macchina del fango di Saviano) per certi versi in perdita. Avevo tra l’altro già collaborato con l’attuale sindaco Giorgi sul libro del Castello dei Nobili e con il suo successore sul recupero del Castello medesimo. Inoltre per partito preso non tengo la parte a nessun sindaco, poiché come ho detto nel precedente articolo li considero “una piccola casta”, un comitato d’affari.
Giacomo Goldaniga

22 gennaio 2011

Sabato 29 gennaio: A CENA CON GRAFFITI

Sabato 29 gennaio al Centro Anziani di Bienno è in programma la 3^ edizione di "A cena con Graffiti": una serata in compagnia tra lettori, tesserati e simpatizzanti di Graffiti. Quest'anno c'è un motivo in più per partecipare: la festa per i 20 anni di nascita del giornale!
Menù della cena: risotto alla zucca e rosmarino, rotolo di patate ripieno, gulash con polenta, dolci e caffè.
Iscrizioni entro mercoledì 26 gennaio a associazionegraffiti@gmail.com.

20 gennaio 2011

Vicenda Lozio: nuova lettera in Redazione

Continua il dibattito sulle vicende urbanistiche di Lozio dopo l'articolo di Giacomo Goldaniga su Graffiti.
Caro direttore,
so che in merito all'articolo del sig. Goldaniga, pubblicato sul numero di novembre, ha già risposto Ales Domenighini con una lettera che condividiamo pienamente. Volevamo solo cercare di chiarirci un paio di dubbi: non è che magari il sig. Goldaniga sia stato influenzato, o addirittura fuorviato, dal fatto che l'attività culturale che ha svolto da noi questa estate sia stata la presentazione del suo ultimo libro presso la sala esposizioni gestita dal figlio del'ex sindaco Pizio?
O magari è stato il fatto che con lo stesso Michele Pizio il "famigerato" sig. Goldaniga abbia scritto a quattro mani un bel libro sulla storia e la gente di Lozio, commissionato dall'allora giunta in carica (forse... Pizio?) con stanziamento di risorse che, per "un paese su quattro frazioni, con 360 abitanti e 200 famiglie", è probabilmente il caso di defininire ingenti?!?
Grazie dell'ospitalità,
Fabio Baffelli
Eliana Giorgi

10 gennaio 2011

Venerdì 21 gennaio: SALOTTO89 sull'immigrazione

Il camuno medio li chiama albanesi, extracomunitari, marocchini, negher, talebani.
Il telegiornale li spara nei titoli come immigrati o clandestini.
Per l’intellettuale di sinistra sono migranti.
Da dove possiamo partire per sconfiggere la paura verso di loro? Quali sono le difficoltà e le opportunità della convivenza tra culture diverse e distanti, a partire dalla nostra Valle?
Ne parleremo al Salotto 89 di venerdì 21 gennaio 2011, con Carlo Cominelli, presidente di K-Pax Onlus. Appuntamento come tutti i mesi alle 20.30 in Sala 89 a Boario (vicolo Oglio 10).

9 gennaio 2011

Graffiti: 20 anni!

Pubblichiamo in anteprima l'editoriale di Valerio Moncini, in occasione del 200° numero di Graffiti:
Noto agli albori anche come la piccola Pravda camuna, ancorato com’era a La Verità, settimanale della federazione comunista, Graffiti aveva il suo target (termine caro a quelli che... senza poltrona mai ) negli oltre 800 iscritti alle 33 sezioni del PCI camuno.
Le firme?
Non più di sei o sette, tutte rigorosamente comuniste; al massimo era amichevolmente tollerato qualche indipendente di sinistra alla Guido Cenini, tanto per intenderci.
Superata la stentata fase iniziale, nel novembre del ’91, Graffiti prendeva a “splendere di luce propria”, una luce ancora fioca, irradiata da quattro paginette che andavano aumentando a mano a mano che il gruppo di graffitari si ampliava, fino a raggiungere gli attuali otto redattori, un consistente numero di collaboratori fissi e i sempre più numerosi ospiti occasionali: 130 nei primi dieci anni.
Oggi le pagine sono dodici, insufficienti comunque a contenere i contributi di tutti coloro che sentono la necessità di incidere “su una superficie dura, per lo più mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso” in una Valle dove, molto spesso, chi comanda è un buono a nulla, ma capace di tutto.
Per fortuna non ci sono solo dei Cetto La Qualunque, incapaci e disonesti, e Graffiti fin dai primi numeri ha informato su quanto di positivo esprime il nostro territorio.
In questi vent’anni è stata sconvolta la realtà alla quale eravamo assuefatti: politica, economia e società non sono più le stesse, i rapporti sociali sono profondamente cambiati e l’attacco alle istituzioni e al senso civico ha prodotto danni che parrebbero irreversibili.
La nostra scelta di non dissertare di massimi sistemi, ma di tenerci ancorati alle tematiche locali, non ci ha impedito di cogliere gli effetti che avvenimenti più generali incidevano anche in Valle e su questi pronunciarci e proporre punti di vista non omologati.
200 numeri:ce n’est qu’un début: continuons le combat.
Ci sentiamo di gridare noi, vecchi e nuovi sessantottini, con buona pace della Gelmini, che sul ’68, come su tante altre cose dimostra di essere un’emerita analfabeta.

8 gennaio 2011

Controreplica di Goldaniga: altro che rettitudine!

Su Graffiti di novembre Giacomo Goldaniga ha aperto il dibattito sulle questioni urbanistiche di Lozio. A dicembre il giornale ha ospitato le repliche di Alex Domenighini (sindaco di Malegno) e Igor Ducoli. Qui potete leggere la controreplica di Goldaniga (più sotto trovate gli articoli già pubblicati). Il dibattito continua...
È risaputo che i Sindaci costituiscono pure loro una piccola “casta” per cui si tengono la parte. Se nella conclusione del suo articolo, laddove dice «chi invece per cinque anni ha dormito», il sindaco di Malegno si riferisce al sottoscritto, l’assunto lo respingo al mittente. A prescindere dai problemi familiari (e chi non ne ha?) in questi ultimi cinque anni sono stato ben desto e mentre loro, gli ambientalisti, si trovavano a parlottare a Borno al Bad and Breakfast-Zanaglio, facendo silenzio/assenso su Lozio (come riportato nell’articolo com’era verde la nostra Valle”in Graffiti gennaio 2008 – e per lo scempio di Lozio qualcuno degli Amici della Natura si è pure dimesso), il sottoscritto dava il suo contributo per la salvaguardia della borgata del Castello (ne parlerò in un prossimo numero). Del resto quando il sindaco di Malegno portava ancora i calzoni corti, sempre il sottoscritto dava il suo contributo per la salvezza dei Dossi del Cerreto di Ossimo da una discarica di rifiuti solidi urbani per la Media Valle Camonica. Ora, da “storico poco rigoroso sui documenti”, ma con buona memoria, mi ricordo che in una delle prime interviste a Teleboario, la ex sindachessa Fiorani asserì che avrebbe permesso l’edificazione solo e soltanto di 90 villette a S. Nazzaro e poi avrebbe bloccato tutto. Se la matematica non è un’opinione, dalle 90 “villette” ai 500 “condominietti”, sussiste la differenza di ben 410 alloggi. Orbene se di questa abnorme colata di cemento non è responsabile la Fiorani, in qualità di sindaco, promotrice di un nuovo piano regolatore (o Pgt) e nemmeno l’immobilismo degli ambientalisti, e manco chi, per sua ammissione, ha lasciato sola la Fiorani, allora di chi è la responsabilità? La sindachessa Fiorani è stata capace solo di bloccare il mio libro sulla storia di Lozio per 4 anni, salvo poi, quando sono ricorso a vie legali, di vergare una dedica alquanto lusinghiera (peraltro non richiesta) mentre me lo metteva in quel posto, pubblicando l’opera in economia, in bianco e nero anziché a colori, in sole 200 copie e con una qualità scadente. Solo perché l’opera non l’aveva commissionata lei (detto per inciso l’opera era già stata pagata dalla giunta precedente). Mi scuso per questo riferimento ma mi sono tolto un sassolino dalla scarpa perché sostiene la saggezza popolare che «è meglio morire con la gobba che con il gozzo!». Inoltre il sindaco di Malegno m’insegna che quando si ha amministrato bene, solitamente, come è accaduto a lui, si viene rieletti. Come mai la Fiorani non è stata rieletta ed i loziesi han preferito un eccentrico e stravagante “Tone”?
Condivido al 99% ciò che ha asserito Igor Ducoli nel suo articolo mentre non concordo con lui quando ravvisa da parte mia «un’eccessiva indulgenza verso quello che è stato l’operato della giunta Pizio». Se così fosse non avrei parlato negativamente della Villa Mozart, di Rinaldi, della Curia, e della non necessità di un terzo paese tra Sucinva e Laveno. Se si legge attentamente il mio articolo di dicembre, si dovrebbero capire due cose di fondo. Primo. Ho detto che tutto sommato il progetto originario del “borgo” di Pizio risultava architettonicamente ed esteticamente migliore delle porcate che si sono realizzate dopo, a S. Nazzaro, a Camerata e a Villa. Secondo, che le associazioni ambientaliste devono attivarsi allo stesso modo quando lo scempio urbanistico viene permesso da un’amministrazione di destra, di centro o di sinistra. (ammesso che queste categorie valgano ancora e soprattutto per le compagini civiche). E mi permetto di aggiungere che è assai più deplorevole quando la distruzione del territorio viene permessa da chi si considera di sinistra e per giunta ambientalista. Altro che rettitudine!

Lozio: chi l'ha permesso e chi l'ha voluto

di Igor Ducoli (da "Graffiti", dicembre 2010):
Vorrei manifestare alcune considerazioni riguardo l’articolo a firma di Giacomo Goldaniga, pubblicato lo scorso mese su Graffiti, dal titolo “Scempio urbanistico in valle di Lozio”.
Mi trovo in sintonia con l’autore quando esprime tutto il suo sdegno e stupore per la scellerata scelta edificatoria che è stata attuata nel bellissimo comune verso cui nutro un affetto e un legame particolari. Anch’io ritengo tanto assurda quanto controproducente l’attuazione di progetti demenziali. Dalla struttura di riposo per anziani adiacente l’antica chiesa di s. Nazzaro, al nuovo villaggio fantasma ( amo definirlo “ stile Gardaland”, tanto sembra finto) sorto nella medesima località, dalla colata di cemento in località “Camerata”, allo smisurato accrescimento delle abitazioni di Villa. Purtroppo però, ciò che è avvenuto a Lozio, non è prerogativa di quel comune. Negli ultimi quindici anni stiamo assistendo in tutta la Valcamonica ad una dissennata distruzione dei suoli. Se, anzi, ampliamo il nostro sguardo al di fuori, vediamo che tutto questo ha avuto luogo anche nelle zone adiacenti, in molte province, in molte regioni. È un fenomeno di portata nazionale che sembra non accenni ad arrestarsi. Consiglio a tal proposito di guardare su internet il bel film documentario dal titolo “Il suolo minacciato”. Come ci si spiega l’incontrollata avanzata del cemento su scala tanto vasta? Credo che il venir meno della capacità della politica di progettare e pianificare il territorio per l’interesse generale, abbia lasciato libertà di azione a faccendieri e speculatori di ogni sorta e ad ogni livello. Sono altresì convinto che in questo genere di investimenti ci sia una forte presenza della criminalità organizzata.
Tornando al piccolo comune in questione, mi pare che Goldaniga pecchi di sproporzione nell’ addebitare le responsabilità dell’accaduto a quelle che lui chiama “famigerate associazioni ambientaliste”. Non so se queste ultime abbiano tentato tutte le mosse a disposizione per arrestare tali nefandezze; ma in caso contrario credo che ciò sia stato causato da quel senso d’impotenza e dallo scoramento che avanza fra chi da anni si batte contro i mulini a vento, non trovando, molte volte, nemmeno il sostegno degli abitanti del posto.
Mi pare inoltre di notare un’eccessiva indulgenza verso quello che è stato l’operato della giunta Pizio. Non voglio ora difendere l’amministrazione Fiorani, e non ho elementi per affermare se, nelle condizioni ereditate, abbia attuato tutto ciò che era in suo potere per fermare i progetti. So però che ad aver messo in campo il tutto sono stati l’ex sindaco Pizio e i suoi collaboratori. E non mi riferisco solo all’avvenuta cementificazione. Altre diavolerie avevano ispirato la bizzarra fantasia dell’allora primo cittadino. Chi si ricorda del tentativo di creare una discarica nella zona della ex cava? O della volontà di installare un termovalorizzatore?
Per il futuro auspico che l’attuale maggioranza abbia la sensibilità, la capacità e il coraggio di fare scelte politiche opposte rispetto a quelle sopraccitate. Lozio se lo merita.

Lozio: la replica di Alex Domenighini all'articolo di Goldaniga

di Alex Domenighini, Sindaco di Malegno (da "Graffiti", dicembre 2010):
Contrariamente alla regola, che vale in generale e che fino ad ora è valsa anche per me, di non intervenire nelle questioni che riguardano altri comuni e altre amministrazioni comunali, siccome l’articolo “Come è stato possibile tutto questo?” di Giacomo Goldaniga, apparso su Graffiti di novembre mi ha fatto perdere parecchie ore di sonno, intervengo “per fatto personale” sulla vicenda delL’edificazione massiccia avvenuta nella valle di Lozio. Avendo frequentato Lozio costantemente negli ultimi 20 anni dico anche io la mia.
Se c’è un responsabile dell’edificazione massiccia di villette a schiera nella valle di Lozio, questo è l’amministrazione comunale che ha guidato il comune dal 1995 al 2004.
Per noi che costituimmo il comitato per la salvaguardia della valle di Lozio sono stati nove anni di battaglie: contro il progetto di discarica (vinta), contro il progetto di termovalorizzatore (vinta), contro le villette (persa). Battaglie anche legali per le quali abbiamo pagato sia come associazioni (gli amici delle natura avevano sede presso la scuola di Laveno e da lì se ne sono dovuti andare perché la scuola è stata venduta per essere sostituita da villette), sia personalmente (in termini economici e purtroppo anche in termini di salute).
L’elezione di Claudia Fiorani a sindaco, avvenuta nel 2004, ci ha purtroppo illuso che la battaglia fosse vinta, così se abbiamo una responsabilità (e io questa responsabilità me la sento tutta) è stata quella di aver lasciato sola Claudia a battersi per la difesa del territorio. Il nostro compito doveva essere quello di affiancarla e non lo abbiamo svolto. Forse qualcuno ignora che è più facile togliere la patria potestà ad un genitore che un’area edificabile ad una immobiliare, e così l’amministrazione Fiorani, in perfetta solitudine è riuscita solo a limitare i danni. Basterebbe confrontare il piano regolatore in vigore fino al 2004 con le varianti approvate dall’amministrazione Fiorani per vedere quanto i danni siano stati limitati.
Cito anche un fatto che da solo spiega chi sia Claudia Fiorani: tra le aree edificabili rese inedificabili ve ne era una, abbastanza grande, del vice sindaco. Se le idee valgono per quel che costano e non per quel che rendono, ecco dimostrata la serietà e la rettitudine dell’amministrazione Fiorani. Io mi sento di avere molto da imparare dal comportamento di quella amministrazione. Chiedo quindi a chi invece per cinque anni ha dormito di formare il proprio giudizio (e conseguentemente quello dei lettori) sui documenti (come si addice ad uno storico rigoroso come Goldaniga) e non sulle suggestioni.

Scempio urbanistico in Val di Lozio: chi lo ha permesso?

di Giacomo Goldaniga (da "Graffiti", novembre 2010):
Quest’estate ho svolto attività culturale a Lozio. Era parecchio tempo che non visitavo le contrade loziesi e sono rimasto letteralmente allibito di fronte all’abnorme colata di cemento che ha stravolto totalmente e brutalmente la fisionomia di questo suggestivo angolo di terra montano. Al di sotto della chiesa di S. Nazzaro sorge un nucleo di seconde case, forse un centinaio o poco più, che esteticamente, a mio parere, avrebbero deturpato di meno l’ambiente naturale (la costa sopra Sucinva), se fossero state edificate attorno all’artistica chiesa che, ora, non più isolata e nemmeno attorniata da un nucleo abitativo, ma affiancata solamente dal mostruoso e moderno ricovero sembra, come mi ha fatto notare un anziano del posto, ’nà scarpa e ’n süpel.
Primo interrogativo. Come ha fatto il sovrintendente Rinaldi a rilasciare l’autorizzazione a costruire una casa per anziani ad un metro di distanza dal sagrato di un santuario secentesco? E come ha potuto accettare la Curia un intervento così sacrilego? Bah, potere del danaro! Nel suo non senso e nella sua megalomania, aveva più senso la realizzazione di un nuovo agglomerato, ben realizzato, attorno alla chiesa, com’era nel progetto originale del Pizio, che tutto sommato godeva di una sua filosofia, più o meno condivisibile, vale a dire che i paesi sono sorti e sorgono attorno alle chiese, ammesso che Lozio avesse bisogno di un altro paese tra Laveno e Sucinva. La nuova sindachessa Fiorani, per giunta dichiaratasi apertamente ambientalista, dapprima ha sostenuto che si doveva bloccare tutto, in seguito, forse su insistenti pressioni, forse per vertenze legali in corso, forse per dissesti di bilancio o perché ha cambiato idea, ha lasciato correre, concedendo licenze edilizie a destra e a manca. E così ora una colata di cemento si trova in località Camerata, che non ha proprio per nulla, nel punto dove si è costruito (tra due curve stradali), alcuna vocazione turistica. Mi ricordo che, a suo tempo, proprio in questo sito l’ispettore delle forestali Moggio aveva bloccato due sole villette turistiche dei soci Armanini-Gualandris. Il sindaco di allora era l’attuale Antonio Giorgi.
A Villa si registra lo scempio maggiore. All’ingresso, per chi giunge da Ossimo, s’è modificata la strada, che, a dire le cose come stanno, è una miglioria, in quanto è stata allargata e sulla destra s’è creato un parco giochi per i ragazzi. Ma poco più avanti sorge un alveare di seconde case, le une sopra le altre, con orribili scalinate, e, udite udite, le villette centrali sono sostenute da un lungo, alto e obbrobrioso muraglione ad archi in cemento, del tutto simile a quello di Darfo che ripara lo stradone da un ipotetico secondo franamento roccioso. Codesto muraglione sostiene il terreno e le case costruite al di sopra della strada. A vederlo nel suo insieme, dal versante opposto di Ossimo, a prima vista sembra un esteso casermone militare. Nemmeno ci si è preoccupati di mascherarlo con del verde od altro. Se fossimo in città sarebbe già stato affrescato dai graffittari. Oltrepassata la valle Re, altre seconde case, poi un secondo mostro di cemento, realizzato asportando la roccia, sulla destra dell’imbocco della strada che porta al Castello di Villa. Dalla sala adunanze e dalla scuola sembra che vi crolli addosso... In tutto a Villa quanti nuovi appartamenti si saranno edificati? Forse 300 se non di più. Nel complesso tra Villa, S. Nazzaro e Camerata si saranno costruite circa 500 nuove abitazioni. Il non senso, oltre alla palese bruttura architettonica dell’edificato, consiste nel fatto che i residenti nelle 4 frazioni sono in tutto 360, suddivisi in 200 famiglie. Le abitazioni disabitate dei vecchi nuclei sono oltre 300.
Non si poteva vendere o ristrutturare ad uso turistico il già enorme patrimonio edilizio esistente ed inutilizzato salvaguardando il territorio? A chi sono destinate altre 500 seconde case? Sia pure a prezzi convenienti come si farà a venderle e chi le acquisterà? Nell’attuale crisi economica mi sembrano fuori di melone tanto chi le ha costruite, quanto i turisti che le compreranno. La maggior parte resteranno invendute. Ma veniamo alle responsabilità di questo inutile scempio urbanistico in Val di Lozio. Si sa che i costruttori e gli speculatori fanno il loro mestiere, ma gli enti pubblici non devono governare il territorio? Questi famigerati PGT che ci stanno a fare? Come si è potuto permettere tutto questo? E le famigerate associazioni ambientaliste, Legambiente, Italia Nostra, Amici della Natura, ecc., così contestatrici al tempo della giunta Pizio, dov’erano mentre con la giunta Fiorani si costruiva a S. Nazzaro, a Villa e a Camerata? Dormivano?