19 febbraio 2009

Scrivono di noi...

Di Ermete Giorgi (da Bresciaoggi, 19 febbraio 2009):
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«Tenendo rigidamente fede al titolo «Graffiti» è un giornalino che anzitutto graffia. Basandosi poi sugli altri e diversi significati, la testata potrebbe esser interpretata anche come «incisione eseguita - recita il sottotitolo - con una punta su una superficie dura, per lo più mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso», ché poi è quanto dire «scoprire gli altarini». Ed a ben vedere, le due cose - graffiare e svelare i segreti - non si escludono, ma si integrano a vicenda. Esce mensilmente in Valcamonica da 18 anni, direttore responsabile è Tullio Clementi, che ha organizzato la redazione nella sua casa di Boario Terme. Nessun aiuto economico: l’autofinanziamento poggia su 350 abbonati, che si spera di aumentare a 450 entro l’anno corrente e su modestissimi inserti pubblicitari. In quanto ai contenuti: «Particolare attenzione agli eventi che accadono (o non accadono) sul nostro territorio, ma senza trascurare il resto del mondo, a maggior ragione oggi che la tendenza ad imbrigliare l’informazione tende a soffocare sempre più la libertà di stampa». I collaboratori fissi sono sei o sette, tra cui quasi sempre figura Alessio Domenighini, ma il comitato di redazione è composto da: Monica Andreucci, Bruno Bonafini, Guido Cenini, Michele Cotti Cottini, Valerio Moncini. L’articolo più atteso è «La classifica del mese» firmata da un Gastone non meglio identificato e di cui opportunamente vien difeso l’anonimato. Qui vengono espressi voti di tipo scolastico dall’uno al dieci, con circostanziata motivazione sull’operato. Capita di trovar tra queste righe nomi di sindaci camuni, di politici più o meno di primo piano, di amministratori, enti, associazioni, sodalizi, di privati cittadini a volte lodati, altre stroncati».

11 febbraio 2009

A cena con Graffiti: GRAZIE!

Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti alla cena per soci e lettori organizzata presso il centro sociale di Bienno il 17 gennaio scorso, contribuendo a renderla una serata speciale. Ringraziamo tutti i volontari, membri della Associazione e non, senza i quali nulla sarebbe stato possibile e ci scusiamo con le persone che per problemi esclusivamente organizzativi non sono riuscite a partecipare. Ci vediamo l'anno prossimo!

1 febbraio 2009

Incendio di Cevo: fascista o nazifascista?

Pubblichiamo la versione integrale della lettera di Lodovico Scolari (presidente Anpi di Cevo), riportata sul numero di Graffiti del febbraio 2009:
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Sul n. 174 di Graffiti Tullio Clementi ha ricordato le iniziative promosse nel corso del 2008 per commemorare l’incendio di Cevo del 3 luglio 1944, e con l’occasione ha svolto un lungo sermone contro quello che lui chiama «il feticcio della concordia nazionale» in nome e per il conseguimento della quale si mistificano fatti ed eventi. Questa mistificazione la si riscontrerebbe anche a Cevo allorché si insiste nell’attribuire l’incendio e la distruzione del paese ai nazifascisti anziché ai soli fascisti italiani, quasi a voler così alleggerire le responsabilità di quest’ultimi. Sulla stessa lunghezza d’onda pare sintonizzata anche Bruna Franceschini dell’Anpi provinciale che sul periodico dell’Associazione “Ieri e oggi Resistenza” del settembre 2008, richiama le puntualizzazioni fatte da Tullio Clementi.
Pur corrispondendo alla pura verità dei fatti che l’incendio e la distruzione di Cevo il 3 luglio 1944 fu opera dei soli fascisti, mi sembra che nel caso di Cevo il rilievo di Clementi e della Franceschini, così come posto, risulti fuorviante e un po’ stonato.
Infatti, la dicitura «Cevo-3 luglio 1944 - dopo la distruzione dalla rabbia nazifascista» è da sempre riportata come didascalia sotto la fotografia emblema dell’incendio e della distruzione di Cevo, che appare su tutte le pubblicazioni inerenti alla vicenda resistenziale della Valsaviore e che campeggia da qualche decennio su una intera parete dell’aula consiliare del municipio di Cevo.
Dicitura coniata negli anni ’50 dagli stessi partigiani, diretti protagonisti di quei fatti.
Io non credo che l’abbiano fatto per sminuire le responsabilità dei fascisti o tantomeno pensando alla concordia nazionale venuta in auge alcuni decenni dopo.
La spiegazione più verosimile di ciò, a me sembra di averla colta parlando con alcuni partigiani della 54ª Brigata d’assalto Garibaldi e dalla lettura approfondita della storiografia e delle pubblicazioni di Mimmo Franzinelli sull’argomento. Essi, quando si parla della vicenda storica di quel periodo in Valsaviore, la associano al nazifascismo e non solo al fascismo per indicare in modo inequivocabile quale era il male e il nemico da combattere. In questa visione viene ricompresa anche la giornata del 3 luglio 1944 dove ad operare furono solamente reparti fascisti.
Il sacrificio di Cevo incendiato e distrutto, il 3 luglio 1944, è stato eletto ad emblema di tutta la lotta partigiana in Valsaviore e ciò, molto probabilmente, ha indotto la dicitura sopra riportata.
Una lotta quella partigiana in Valsaviore, combattuta sia contro tedeschi che i fascisti, ma dove il nemico più pericoloso e temuto veniva intravisto proprio nei tedeschi, perchè essi controllavano e dirigevano le operazioni di rastrellamento dei repubblichini e alcune venivano condotte congiuntamente: perchè la famigerata Banda Marta era una formazione fascista che operava ai diretti ordini dei tedeschi, talché, nel notiziario n. 21 della G.N.R. del 21 maggio 1944 viene definita come «Banda ingaggiata dal Comando Germanico per operazioni antiribellistiche in Valsaviore». E due giorni più tardi, sempre sull’attività della Banda Marta, lo stesso notiziario scrive che «... il Comando germanico preoccupato, ha sospeso temporaneamente l’attività del suddetto gruppo antiribelle, disponendo però che venga impiegato quanto prima, ma insieme con reparti tedeschi», aggiungendo che «è probabile l’inizio di una azione di forza in concorso con i reparti tedeschi [...], secondo le direttive che darà il Comandante tedesco della piazza...».
Come poi avvenne. Nell’autunno del 1944, infatti, i rastrellamenti in Valsaviore furono effettuati da reparti tedeschi. Gli arresti a Cevo del 9 ottobre e l’impiccagione a Saviore del partigiano Emilio Sola il 13 ottobre 1944 furono opera dei tedeschi.
L’intera Valle Camonica subì nello stesso periodo una forte offensiva da parte dei reparti tedeschi e vi fu negli stessi giorni l’eccidio di Pezzo ad opera degli stessi.
Leggendo attentamente la “Baraonda”, si noterà che l’autore Mimmo Franzinelli parla diffusamente di «apparato militare nazifascista».
Questa a me sembra la spiegazione più plausibile di quella dicitura sotto la fotografia di Cevo incendiato e distrutto. Cevo l’ha sempre rispettata in ossequio e riconoscenza di chi l’ha voluta e scritta. E tuttavia a nessuno di noi sfugge di chi furono le responsabilità e quando parliamo e ricordiamo i fatti del 3 luglio1944 diciamo con naturalezza che i fascisti hanno incendiato e distrutto il nostro paese.
Lodovico Scolari (presidente della Sezione Anpi di Cevo)