L'Europa e il fascino della complessità. Erica, da Bienno a Manchester

Erica Baffelli è Senior Lecturer (professore associato) in Japanese Studies all’Università di Manchester. È originaria di Bienno, ma non definitela “cervello in fuga”. In fuga da cosa? Il trasferimento in Inghilterra è il frutto di un percorso, consapevole e determinato, di studio e ricerca. Dalla Valle Camonica, che ha in sostanza lasciato dopo il liceo, all’Università di Venezia, fino in Giappone dove ha vissuto per alcuni anni. Quindi la Nuova Zelanda, per sei anni. Se poi nel 2013 Erica ha deciso di ritornare è anche per una certa nostalgia del vecchio continente: una mancanza dell’Europa, della sua straordinaria complessità, della sua lunga storia, messa a fuoco per davvero solo quando si trovava dall’altra parte del mondo.
Sei anni fa dunque Erica è ritornata. Non in Valle. Non in Italia. Ma per una cittadina europea come Erica puntare su Manchester ha significato ritornare a casa. In Europa. Un po’ paradossale affermarlo oggi, in tempi di Brexit.
Quando contatto Erica la trovo a Oslo: un progetto di ricerca la tratterà in Norvegia fino a metà giugno.

La Valle Camonica è un lontano ricordo? O pensi un giorno tornerai a viverci?
In Valle ci torno ogni anno. L’ho lasciata quando avevo 18 anni ma ho ancora legami forti: la famiglia, gli amici del liceo. É un bel posto ma non saprei cosa potrei fare. Per quello che son capace di fare io, intendo. Ma nella vita non si sa mai…

Cosa ti ha spinto a partire?
Studiando Lingue orientali partire era nella natura stessa del mio curriculum. Il primo periodo che ho vissuto in Giappone è stato per la tesi di dottorato. Quando sono tornata, ci sarebbe anche stata la possibilità di avere un contratto di insegnamento in Italia ma mi interessava di più tornare in Giappone: avevo bisogno di passare lì un po’ più di tempo, per approfondire. Così ho fatto domanda per una borsa di post-dottorato.

Dunque non ti ritrovi nella retorica dei “cervelli in fuga” da un Paese che non li merita?
Questa retorica vittimista dell’esule che è stato cacciato non l’ho mai sentita mia e, a dirti la verità, mi sta anche un po’ antipatica. L’università italiana soffre senz’altro di nepotismo ma il problema fondamentale è il basso investimento nella ricerca. I fondi sono minimi ma quello che riescono a fare i ricercatori italiani è comunque impressionante. Io difendo in modo forte la scuola pubblica italiana, che, finché non la distruggono, è ancora uno dei migliori sistemi formativi d’Europa, in termini di preparazione, dalle elementari ai licei.

Come vive un’italiana in Inghilterra il delirio Brexit?
Cerco di non pensarci, perché tanto in ogni caso non ci si capisce niente. Penso sia stato uno dei disastri politici più grossi nel dopoguerra in Europa. Non necessariamente per le critiche all’Europa: sono io la prima che non ama le politiche sull’immigrazione o certe politiche economiche, ma non sono stati quelli i motivi alla base della Brexit. L’Inghilterra era il paese che aveva più favoritismi, non era la Grecia o il Portogallo! Le persone hanno votato senza essere informati; tanti perché non amavano Cameron.
Il referendum ha fatto saltare fuori la realtà di un paese completamente spaccato e un razzismo latente, addirittura una nostalgia di impero in certe zone dell’Inghilterra, una disparità in termini di benessere.
Qualsiasi scelta faranno adesso sarà un disastro. Anche se scegliessero di rimanere, che è il male minore, hanno creato una frattura difficile da sanare, hanno tenuto in ballo una nazione per tre anni. Tutte le discussioni su Brexit, non c’è stato nient’altro nonostante un’economia in crisi e problemi sociali molto grossi. Se escono con il No Deal è la tragedia più totale.

Temi conseguenze a livello personale?
No perché sono un immigrato privilegiato. Sono qui da sei anni, con un contratto continuativo in università, avevo già fatto domanda per un visto permanente. Però un sacco di persone avranno problemi. Si è scoperto che l’ufficio immigrazione ha perso tantissimi documenti, c’è gente che non riesce a dimostrare il lavoro continuativo perché l’ufficio delle tasse ha perso le sue dichiarazioni dei redditi… C’è un caos enorme. Molta gente sarà bloccata in un limbo, a cercare di dimostrare il diritto di restare in Inghilterra, magari senza l’accessibilità agli strumenti informativi necessari.

E i tuoi colleghi? I tuoi studenti?
Tieni conto che Manchester in Inghilterra vive in una sorta di bolla, vota Labour in massa da sempre. Qui hanno votato per il Remain. Ti posso dire una cosa interessante sugli studenti del liceo che incontriamo per i colloqui di ammissione. Molti di loro sono arrabbiati perché non hanno potuto votare: lamentano che loro pagheranno le conseguenze di qualsiasi cosa succeda, e non gli ottantenni che hanno votato Brexit.
Un altro dato interessante è che quest’anno qui si registra un incremento degli studenti che vogliono fare Lingue: i colleghi che si occupano delle lingue europee si aspettavano un crollo e invece no.

Quando hai maturato un tuo sentimento europeo?
In Nuova Zelanda: lì mi sono trovata bene, ma è stata la mia prima esperienza in un paese post-coloniale. La Nuova Zelanda ha un rapporto strano con l’Inghilterra. Lì poi per la prima volta ho sentito la mancanza della complessità che c’è in Europa: una complessità fisica. Il poter passare il confine in auto e incontrare lingue diverse, cibi diversi, culture diverse. Prendi la Valcamonica: ci impieghi due ore per essere in un’altra nazione, l’altro è vicino. In Nuova Zelanda per visitare un’altra nazione ti tocca fare molte ore di volo.
In Nuova Zelanda ho sentito anche la mancanza della storia come l’avevo conosciuta in Europa. Abituati come siamo noi a camminare e vedere palazzi, cose che sono qui da secoli, l’impatto è forte. Le popolazioni pre-inglesi erano nomadi e costruivano in legno, hanno lasciato poco.
All’Europa non ho mai pensato così tanto come quando ero nel punto più lontano.

Ottimista o pessimista sul futuro dell’UE?
Non sono ottimista considerando quello che sta succedendo in tutta Europa e non solo. La svolta populista e di estrema destra è decisamente preoccupante: questo chiudere i confini, questo cercare di imporre una definizione dei valori europei in termine di etica e religione.

Hai deciso per chi votare alle prossime Europee?
No. Non mi sono ancor informata degnamente. Bisogna vedere anche che opzioni abbiamo noi nella circoscrizione straniera (alle ultime elezioni nazionali c’era meno scelta che in Italia). Sicuramente però so per chi non voterò mai in vita mia.

(Intervista a cura di Michele Cotti Cottini, da Graffiti Aprile 2019)

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