19 marzo 2016

Cantone antistorico, decida un Referendum

Il testo integrale del contributo inviato da Vincenzo Raco alla redazione di Graffiti

L’aggravarsi della crisi economica e la progressiva riduzione delle risorse disponibili per gli Enti locali, hanno messo a nudo la debolezza del modello istituzionale in cui anche molti di noi avevano creduto.
Il decentramento del potere con la costituzione delle Regioni, la nascita delle Comunità Montane come occasione per superare le debolezze della montagna, realizzando e gestendo i servizi pubblici per conto dei comuni, i Comprensori, mai veramente decollati per la resistenza delle Province, la riforma degli Enti Locali con l’elezione diretta del Sindaco e da ultimo la riforma dell’Ente Provincia diventato una specie di Associazione dei Comuni. Tutte queste riforme sono state fatte con la convinzione di allargare la partecipazione democratica dei cittadini e migliorare la gestione della “Cosa pubblica”.
Devo purtroppo riconoscere che queste riforme sono state in buona misura disattese, si è creato un nuovo centralismo regionale, i Sindaci dovendo rispondere in prima persona ai propri elettori, sono in perenne lotta per il pareggio di bilancio del proprio comune, subordinando ad esso ogni altro interesse sovra comunale, i BIM e le Comunità Montane diventate assemblee di Sindaci, sono state progressivamente trasformate da cabine di regia per lo sviluppo ad erogatori di contributi. Che fare? Bisognerebbe avere il coraggio di rivedere quello che non funziona e adeguare di conseguenza i diversi livelli istituzionali esistenti, ad esempio i sovra canoni dell’energia elettrica potrebbero essere erogati direttamente ai comuni di montagna e il ruolo delle Comunità Montane rivisto alla luce del nuovo ruolo dell’Ente Provincia, diventato Ente di secondo livello, trovando un sistema di elezione capace di rappresentare tutti i sindaci nella loro “Governance”.
In sostanza, la politica dovrebbe ritrovare la capacità di superare gli interessi elettorali e badare al “Bene comune” cercando di governare i processi di cambiamento in atto.
 Ma purtroppo, come sempre, di fronte alla complessità del presente, è più facile la scorciatoia dei nuovi modelli istituzionali, come quello proposto dal Governatore Maroni.
A questo proposito mi ha colpito l’intervento di Giancarlo Maculotti, non tanto per la sua condivisione del progetto di “Cantone” proposto da Maroni, niente di nuovo, sono anni che egli è fautore della “Montanità”, ma per le ragioni che la motivano“ esclusivamente politiche ed economiche”. per cui è più conveniente per la Valle Camonica aggregarsi con la Valtellina invece che mantenere le attuali condizioni.
Non condivido questa posizione per molte ragioni, innanzitutto perché per una ipotetica possibilità di avere più soldi si è disposti ad accettare l’ennesimo esperimento di “Ingegneria Istituzionale” senza alcuna considerazione per i cittadini della  Valle Camonica che da sempre gravitano su Brescia, per lo studio, per il lavoro, per il Tribunale, la Camera di Commercio, gli Ospedali e molti altri servizi.
Come si può continuare a legiferare senza tenere in alcun conto i bisogni materiali delle persone e di quanto storicamente si è andato definendo per soddisfarli? Su questioni cosi rilevanti si faccia un Referendum!
Ma le affermazioni di Giancarlo sono preoccupanti anche per un altro motivo, esse denunciano un atteggiamento di sfiducia nella possibilità che i cittadini della Valle Camonica siano in grado di darsi strumenti democratici di autogoverno.
Di fronte alle difficoltà a governare i processi di cambiamento in atto, alla crisi dei partiti e della politica, alla litigiosità dei sindaci incapaci di trovare un progetto condiviso,  ci si arrende e invece di analizzare le cause e trovare i rimedi, ci si affida al nuovo modello istituzionale come elemento salvifico per la montagna.
Ma quello che mi è incomprensibile e inaccettabile è che si è iniziato a prefigurare il “Cantone” partendo dalla Sanità, infatti l’ATS della Montagna che ha aggregato la Valle Camonica alla Valtellina e all’Alto Lario, non avrebbe alcun senso se non fosse funzionale al nuovo assetto istituzionale previsto da Maroni.
Purtroppo anche in questo caso è emersa la debolezza della Valle Camonica, il cui governo si regge su una maggioranza risicata di Sindaci per la maggior parte espressione di liste civiche, l’unico partito che orgogliosamente afferma la sua identità è la Lega Nord, minoranza in Valle Camonica ma egemone in Regione Lombardia, dove evidentemente insieme agli altri partiti di centro-destra ha approvato la riforma Sanitaria e l’ATS della Montagna .
Nessuna mobilitazione da parte del PD, nessuna seria contrarietà da parte delle Organizzazioni Sindacali, nessun pronunciamento da parte delle molte Associazioni che meritoriamente svolgono la loro attività in Valle Camonica, forse non si è capita l’importanza della posta in gioco, oppure ognuno è ripiegato sul proprio particolare senza alcuna capacità di vedere oltre il proprio Comune.
Infatti, è singolare che sul “Tempio Crematorio” sia finita anticipatamente l’Amministrazione di Esine e quella di Berzo Inferiore ha visto respingere la proposta dalla reazione negativa dei cittadini e cosi per ogni intervento di un certo rilievo che si intende realizzare nei Comuni, mentre sulle scelte compiute dalla Regione Lombardia e che riguardano il futuro dell’intera Valle Camonica, nessuna reazione popolare se non la manifestazione con marcia da Breno ad Esine organizzata dalla Comunità Montana.
A cosa serve la retorica “dell’identità camuna” quando tutto viene piegato alle logiche della maggioranza che governa la Regione Lombardia?
In questa vicenda sono emersi anche i limiti del “Civismo” che magari riesce a garantire maggioranze risicate in Comunità Montana e al BIM, ma è del tutto impotente nel costruire momenti di partecipazione e mobilitazione popolare sui temi di interesse generale, come ha dimostrato la manifestazione a favore dell’autonomia della Sanità camuna, quale differenza con la mobilitazione popolare del passato!
Non credo che in futuro ci sarà un peggioramento della sanità camuna, ci sarà l’ASST e resterà quanto di buono si è fatto fino ad ora, professionalità e competenze di buon livello, ma il problema è che si spostano a Sondrio i centri decisionali e come sempre, più si allontana il potere dai cittadini meno essi possono incidere sulle scelte che vengono compiute e meno sono evidenti le responsabilità.
Ritengo inoltre che questa scelta pregiudichi l’unità della Valle Camonica, perché in prospettiva accentuerà le distanze tra l’alta valle a cui la Valtellina è più accessibile e il resto della valle che da sempre oltre ad essere la più popolosa gravita su Brescia.
La Valle Camonica aveva tutte le condizioni per mantenere la sua autonomia, non è stato possibile per le cause che ho detto, debolezza della politica, frammentazione degli enti locali e mancanza di una mobilitazione popolare.
La soluzione che avrei auspicato, venuta meno l’autonomia, era di rispettare i confini provinciali aggregandosi a Brescia, certo questo non avrebbe favorito la nascita del “Cantone”.

Ospedale di Edolo: niente elemosine, abbiamo diritti!

Il testo integrale del contributo inviato da Arturo Minelli alla redazione di Graffiti

Desidero intervenire a proposito dei problemi della sanità camuna e, in particolare, dell’ospedale di Edolo. Penso di poterlo fare nella mia veste di ex Presidente della Commissione sanità della Regione ed ex Presidente dell'USSL n. 37 di Vallecamonica. Faccio queste osservazioni a titolo personale e ne assumo la piena responsabilità. A seguito dell’onorificenza riservatami dal Comune di Edolo, ho il dovere di ricambiare con una proposta che esplicito di seguito e che spero venga seriamente valutata. Invito i partiti politici, i sindacati i Sindaci e tutti quelli che hanno a cuore il problema della sanità in valle, a farsi parte attiva in merito ai problemi dell’ospedale di Edolo, che, voglio ricordare, non è autonomo, ma sussidiario dell’Ospedale di Esine.

MA PERCHÈ QUESTA SCELTA?
Facemmo questa scelta e insieme abolimmo la sezione di neonatologia ormai insostenibile per mancanza di personale e l’insediamento della sezione di ortopedia, con il parere favorevole del prof. Straneo, allora direttore sanitario dell'USSL 37. Queste scelte importanti, anche se in malafede molti le hanno criticate, di fatto consolidarono l’ospedale di Edolo e ne evitarono, al tempo, la chiusura ed il ridimensionamento.  Nel convegno Cisl in Aprica, sindacato al quale sono iscritto da più di 50 anni, sul tema della riforma Maroni, ho pienamente condiviso la linea esposta. Anche il Governo ha assentito la legge, se pure in via sperimentale, e questo è assai rilevante. Ora, nominati i vertici occorre agire con decisione e con urgenza.

E L’OSPEDALE DI EDOLO?
Si pongono nel merito decisioni urgenti e chiare che mettano fine alle problematiche esistenti da anni. Anzitutto il problema del pronto soccorso che dico subito non si può sopprimere, pena la chiusura dell'ospedale. Il ragionamento io do l’elicottero a te e sopprimo il pronto soccorso è inaccettabile. Siamo sinceri: non possiamo avere il pronto soccorso di Esine o quello degli Spedali civili: non siamo così ottusi da non saperlo. Ma un pronto soccorso di primo intervento e successiva decisione sul paziente, aperto 24 ore su 24, deve assolutamente esserci. Ricordo per inciso che dal Tonale a Esine vi sono circa 70 km. Restino anche medicina, che va verso la lungodegenza, la piccola chirurgia, l’ortopedia e la riabilitazione ed i servizi ambulatoriali esistenti.  Devo da qui ringraziare i molti medici che sono passati da qui e quelli in servizio oggi, per la preparazione professionale ed il loro servizio alla popolazione, che è stato ed è molto apprezzato. Così è per i molti turisti italiani e di altri Paesi, che spesso ringraziano per le prestazioni. Certo non è facile gestire come medici un ospedale di frontiera, che però nasconde anche tante gratificazioni professionali.

SI DICE CHE L’OSPEDALE DI EDOLO COSTA TROPPO E QUINDI OCCORRE TAGLIARE
Rispondo polemicamente con un piccolo ragionamento. Puntando il compasso su Brescia, nel giro di pochi km si trovano ospedali con specialità qualificate: quei cittadini possono adire alle cure, avendo anche possibilità di scelta tra vari ospedali. E a noi vorrebbero togliere un ospedale di frontiera. Sappiamo che saremo sempre svantaggiati ma almeno il minimo lasciatecelo e non confinateci in una riserva. Se quel che dico significa chiedere o volere troppo, allora lasciamo chiudere l’Ospedale di Edolo. E ci si rassegni, diventerà una casa di riposo un po’ più dotata e di fatto si fonderà con l’adiacente casa Giamboni, dalla quale è emanato peraltro l’ospedale.

IN CONCLUSIONE ?
Non c'è modo migliore per chiudere questo dibattito che citare la nostra Costituzione, scritta a quattro mani dai più prestigiosi giuristi e uomini di cultura del tempo, non da avventurieri. Ne é uscita una Carta fondamentale dei diritti e dei doveri dei cittadini, tra le più belle del mondo, a dispetto di coloro che oggi (e ieri) vorrebbero di fatto materialmente buttarla nel cestino e dar luogo ad una società che non si sa come sarebbe governata. Ebbene, ecco l’art. 32 della Costituzione: Rapporti etico sociali. «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Agli indigenti: i ricchi si possono curare dove ritengono, male classi meno abbienti hanno il diritto di essere curate nel miglior modo dalle strutture sanitarie pubbliche, le uniche accessibili per loro.
Ecco, e concludo. Questa citazione potrebbe apparire a prima vista retorica, e qualcuno vorrà ripeterlo, ma invece ben si attaglia, come imperativo richiamo al Parlamento, al Governo, alla Regione e a tutte le realtà sociali e istituzionali. Noi non andiamo a ricercare favori, siamo un popolo di montanari fieri, avvezzi ad ogni sfida, pronti ad ogni evenienza. Non andiamo a cercare elemosine. Abbiamo però diritto, dico diritto, e lo eserciterò con grande rigore, di essere trattati, nella sanità e in altri settori fondamentali della vita sociale, come ogni altro cittadino, come ben dice l'art. citato. Penso sia utile attestarsi su questa linea, attendendo le scelte che la nuova legge sanitaria della Regione Lombardia impone. Per quanto mi riguarda continuerò la mia battaglia, spesso solitaria, per l'ospedale di Edolo che resti un presidio per acuti , a beneficio soprattutto della popolazione dell'Alta Vallecamonica. Negli anni non è la prima. Vorrei però fosse l'ultima.

Graffiti marzo 2016: C'ERA UNA VOLTA...