2 ottobre 2013

A proposito della Fiera della Sostenibilità... la lettera di Vincenza Briscioli

Pubblichiamo la lettera ricevuta dalla lettrice Vincenza Briscioli, che per ragioni di spazio non abbiamo potuto includere nel numero di Graffiti di settembre:


Ho letto con particolare interesse l’articolo di Clementi sull’ultimo numero di Graffiti, in merito alle relazioni della mattinata del 30 giugno 2013 alla Fiera della Sostenibilità a Cevo: “Quale eredità lasceremo ai nostri figli: viaggio nelle acque del futuro, dal ghiacciaio dell’Adamello al Po”, con particolare focus sulla relazione del prof. Riccardo Santolini: “I servizi ecosistemici del acino padano: ricchezza per il futuro?”, ed in effetti la relazione di Santolini mi ha molto incuriosita, tanto che sono andata a cercare materiale via web e ne ho trovato parecchio. Vi allego i link per chi fosse desideroso di approfondire e vi segnalo che il prof. Santolini è anche su fb. Mi permetto di segnalare qualche passaggio della relazione di Santolini:«Gli scenari futuri non sono molto ottimistici,si è assistito ad una artificializzazione dei nostri fiumi da parte dell’ingegneria idraulica.Dal punto di vista meteorologico ci rendiamo ampiamente conto, che l’anno prima non è uguale a quello successivo, vi è una riduzione dell’habitat per tutte le forme di vita. Ogni cambiamento determina alterazioni nell’ecosistema. Il costo della vulnerabilità del sistema è pagato da tutti, in termini anche di salute. È infatti ormai documentato il rapporto tra la modalità di costruzione e gestione delle città ed i trend delle malattie da stress ed inquinamento urbano (Italian MISA group2001). Dobbiamo pensare a gestire il territorio nella ua interezza, così che si possa pensare in termine di gestione sostenibile di una risorsa. Perché se lo pensiamo nella sua interezza ci rendiamo conto di come privarlo o alterare uno dei suoi componenti faccia perdere la funzione all’intero sistema. È quello che succede quotidianamente, ad esempio nei sistemi fluviali, siano essi piccoli canali o grandi fiumi: l’uomo induce profonde alterazioni nella morfologia degli alvei, che portano alla banalizzazione dell’ecosistema e alla perdita di funzioni, cui consegue una maggior vulnerabilità dei territori con il risultato di alterare le naturali funzioni e rendere più costose le azioni di recupero. La valutazione del valore ecologico ed economico delle risorse e delle funzioni ecologiche, oltre che il riconoscimento elle stesse nella pianificazione territoriale sono strumenti da utilizzare nelle analisi per non incorrere in finte azioni di conservazione. Il termine sostenibilità non è un termine abusato, ma bensì ignorato, perché non si sa cosa sia la sostenibilità.Uno sviluppo economico che non si ponga il problema del rapporto con l’ambiente naturale,non solo rischia di non poter essere mantenuto,ma perde qualità e quindi valore (Musu 2008).Le scelte di gestione territoriale sono guidate,purtroppo in misura sempre maggiore da fattorie economici esterni di mercato, che non considerano il valore economico del capitale naturale nella sua completezza. La valutazione economica dei servizi ecosistemi non intende promuovere la svendita sul mercato egli stessi,ma attivare un processo di sensibilizzazione e di consapevolezza del loro valore anche economico,sottolineando la differenza tra bene e servizio.La stima del valore renderà ragione del fatto che è un bene comune e non di qualcuno». Questi appunti e gli approfondimenti successivi mi hanno ricordato un capitolo di un libro recentemente letto: “2052 Scenari globali per prossimi quarant’anni. Rapporto al Club di Roma”, dove l’autore J. Randers sostiene che «spesso si utilizza il termine di viluppo sostenibile,ma che in realtà bisognerebbe guardarsi attorno e cercare di darsi da fare per risolvere le insostenibilità, possibilmente una per volta. E per capire cosa sia sostenibile o insostenibile per un sistema è importante capire la modalità di comportamento “superamento-collasso” . Il cuore del problema sta nella crescita fino al superamento,tipica di quei sistemi e di quelle politiche che consentono un’espansione oltre ciò che è sostenibile, oltre i limiti della capacità di carico. È fondamentale sapere qual’è la capacità di carico dell’ambiente in cui si vive. È importante anche non eccedere nella capacità di carico del contesto, per evitare di sforare, bisogna sforzarsi di guardare avanti ed agire in tempo.In caso contrario è molto probabile finire n un regime di insostenibilità».Ho seguito il suggerimento di Randers e mi sono chiesta su una questione molto attuale, quale quella delle concessioni per le captazioni del piccolo idroelettrico, se il decisore politico si sia posto il problema della sostenibilità/insostenibilità per la Valle Camonica di queste captazioni, se il decisore politico abbia con dati alla mano, la possibilità di definire quanto sia lo sfruttamento idroelettrico già presente in Valle, e se esso sia sostenibile o insostenibile, non pensando ai prossimi cinque anni, ma pensando ai prossimi 20 anni,così che le generazioni future possano pensare alla nostra generazione, come di esseri pensanti capaci di misurarsi con la lungimiranza.Mi sono chiesta se il bilancio idrico o il contratto del fiume possano essere strumenti utili nel misurare la sostenibilità o insostenibilità di un ecosistema quale quello fluviale. Non ho per ora, trovato risposte alle mie domande, ma potrebbe essere un mio limite conoscitivo.

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