16 novembre 2011

Gli sprechi non sono i piccoli Comuni!

Pubblichiamo la versione integrale della lettera di Pier Luigi Mottinelli, consigliere provinciale Pd, inviata al Direttore di Graffiti (sul numero di novembre ne sono riportati ampi stralci). Prosegue così il dibattito su rischi e opportunità della campagna per la razionalizzazione dei costi della politica. Attendiamo nuovi interventi!

Egregio direttore, mi rivolgo a Lei per portare un contributo sul tema che sta molto a cuore all´opinione pubblica, in un periodo che prova la tenuta sociale e finanziaria delle famiglie italiane come non mai: quello della rappresentatività delle autonomie locali, nella propria articolazione di Comuni, Province e Regioni, conosciuto in questi giorni, invece impropriamente, come sinonimo di «costi della politica».
La sottovalutazione della crisi economica globale ad opera del governo nazionale, impone di farci carico di contromisure, ognuno nella misura proporzionale alle proprie possibilità, che rassicurino l´Europa e la tenuta dei mercati, ma senza perdere di vista l´equità ed il patrimonio di democrazia, costato sacrifici ad opera di intere generazioni.
Non vorrei, insomma che, di fronte alla necessità di scelte impopolari, prevalesse la forza dei poteri che sono deputati a scegliere, sull´onda del «sogno i! taliano berlusconiano» e delle tanto reclamate regole dei mercati, penalizzando chi è più debole ed ha meno rappresentatività. Qualcosa del genere è successo all´indomani del tanto reclamizzato libro «La casta» dei giornalisti Stella e Rizzo del «Corriere della Sera», quando prendendo a pretesto una Comunità Montana sul livello del mare, si è voluto smantellare un sistema di rappresentatività dei Comuni di montagna, che erano a presidio di un territorio che rappresenta il 43 % dell´intero territorio nazionale. Anche il pretesto dei «costi della politica» a conti fatti, si è dimostrato del tutto sovrastimato. Nulla conta se poi, lo stesso Gian Antonio Stella, si è ricreduto, scrivendo di esempi fulgidi di gestione associata di servizi in Comunità montana: il danno fatto era irrimediabile.
Qualcosa del genere sta accadendo adesso, volendo far intendere all´opinione pubblica che i piccoli Comuni (soppressione sotto i mille abitanti; rappre! sentanze consiliari e di giunta a poche unità, tagli «orizzo! ntali» che obbligano a creare nuove tasse) sono la causa degli sprechi dell´apparato pubblico, che tutti sanno stare invece nei Ministeri ed in certe Regioni, magari a statuto autonomo.
Sarebbe un grave errore se le campagne mediatiche di chi vuol far vedere la democrazia come un impiccio e che preferirebbe il governo di pochi "illuminati", riuscissero a far intendere all´opinione pubblica che sindaci ed amministratori locali, che fanno i volontari e che non costano praticamente nulla, sono le cause della difficoltà economica in cui si trova l´Italia.
Mino Martinazzoli da sindaco di Brescia, quando la politica era davvero al servizio della comunità, citava spesso Alexis De Tocqueville che scriveva come «i sovrani sono stati inventati dai popoli, mentre i Comuni li ha creati Dio». I Comuni sono le comunità degli abitanti liberamente costituite, che possono associarsi o, addirittura, fondersi, ma che sono il vero presidio democratico del territo! rio e, sappiamo, democrazia è liberta!
In Valsaviore nel «lontano» 1998 i quattro Consigli Comunali di Cedegolo, Berzo Demo, Cevo e Saviore dell´Adamello deliberarono all´unanimità, in base alle vigente 142/90 di costituirsi in Unione dei comuni, che dopo dieci anni avrebbe portato al referendum tra i residenti per la fusione in un unico comune. Il testo Unico 267del 2000 ha in seguito tolto tale obbligo e, forse, creato un alibi tra gli amministratori, non tutti per fortuna, per non proseguire sulla bontà del referendum e della fusione in un unico comune di Valsaviore, e la strada deve ancora essere completata.
Oggi la scelta lungimirante degli amministratori di allora, può essere un esempio virtuoso, non per creare economie (non ce ne sono), ma per dare più forza e voce alle genti di montagna.
Queste sono le strade che non mortificano la democrazia, che possono essere perseguite su percorsi pluriennali, che danno la forza per affrontare il tema! dello spopolamento, delle scuole, dei servizi sociali, della presenza ! di uno Stato, che si riconosce, si soleva dire in passato, non solo quando arriva la cartolina precetto per l´obbligo della leva militare. Altre strade, che intendono fuorviare l´attenzione dal vero scandalo italiano, per dirla alla Mario Draghi, che è rappresentato dall´evasione fiscale, che fa guardare all´Italia dall´estero come il Paese dei «furbi», sono volutamente ingannevoli. Un Paese che non ha più ambizione, dove la possibilità di mutare lo stato sociale in base alla meritocrazia è una chimera.
Un Paese che secondo il rapporto dell´Iref - l´istituto di ricerca delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - che mette a confronto le retribuzioni medie giornaliere dei lavoratori dipendenti nelle diverse professioni del settore privato presenta dati sconvolgenti. Rispetto alla retribuzione media giornaliera (82 euro), un dirigente guadagna 340 euro in più al giorno, un quadro 111 euro, un impiegato 6 euro in p! iù. Ma la differenza si amplifica nei confronti di un operaio, la cui retribuzione è di 16 euro inferiore alla media. Peggio di lui solo il lavoratore apprendista, che guadagna in meno 31 euro al giorno. Le donne, rispetto agli uomini, ricevono in media al giorno 27 euro in meno
Una paese delle disuguaglianze, che deve rivolgersi alle sue realtà periferiche più sane per avere speranza, non sopprimerle! Tanto è vero che proprio adesso fa capolino un´idea non proprio innovativa: che il controllo dell´evasione fiscale passi per il livello informativo delle conoscenze personali degli amministratori e dei dipendenti dei Comuni! Lo sanno bene quegli amministratori locali che si occupano dei servizi scolastici e socio assistenziali in base al reddito….. che la conoscenza è un deterrente per le furbate.
Voglio augurarmi che la prova di maturità alla quale l´Italia è chiamata trovi la politica nazionale autorevole a calibrare i sacrifici: non sempre ! a chi ha sempre dato e si aspetta dallo Stato, se non aiuto, almeno il ! rispetto !

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