9 gennaio 2011

Graffiti: 20 anni!

Pubblichiamo in anteprima l'editoriale di Valerio Moncini, in occasione del 200° numero di Graffiti:
Noto agli albori anche come la piccola Pravda camuna, ancorato com’era a La Verità, settimanale della federazione comunista, Graffiti aveva il suo target (termine caro a quelli che... senza poltrona mai ) negli oltre 800 iscritti alle 33 sezioni del PCI camuno.
Le firme?
Non più di sei o sette, tutte rigorosamente comuniste; al massimo era amichevolmente tollerato qualche indipendente di sinistra alla Guido Cenini, tanto per intenderci.
Superata la stentata fase iniziale, nel novembre del ’91, Graffiti prendeva a “splendere di luce propria”, una luce ancora fioca, irradiata da quattro paginette che andavano aumentando a mano a mano che il gruppo di graffitari si ampliava, fino a raggiungere gli attuali otto redattori, un consistente numero di collaboratori fissi e i sempre più numerosi ospiti occasionali: 130 nei primi dieci anni.
Oggi le pagine sono dodici, insufficienti comunque a contenere i contributi di tutti coloro che sentono la necessità di incidere “su una superficie dura, per lo più mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso” in una Valle dove, molto spesso, chi comanda è un buono a nulla, ma capace di tutto.
Per fortuna non ci sono solo dei Cetto La Qualunque, incapaci e disonesti, e Graffiti fin dai primi numeri ha informato su quanto di positivo esprime il nostro territorio.
In questi vent’anni è stata sconvolta la realtà alla quale eravamo assuefatti: politica, economia e società non sono più le stesse, i rapporti sociali sono profondamente cambiati e l’attacco alle istituzioni e al senso civico ha prodotto danni che parrebbero irreversibili.
La nostra scelta di non dissertare di massimi sistemi, ma di tenerci ancorati alle tematiche locali, non ci ha impedito di cogliere gli effetti che avvenimenti più generali incidevano anche in Valle e su questi pronunciarci e proporre punti di vista non omologati.
200 numeri:ce n’est qu’un début: continuons le combat.
Ci sentiamo di gridare noi, vecchi e nuovi sessantottini, con buona pace della Gelmini, che sul ’68, come su tante altre cose dimostra di essere un’emerita analfabeta.

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