27 gennaio 2009

I rifiuti: incenerire o azzerare?

Pubblichiamo, tratto da “La Voce di Romagna” del 26 gennaio, un articolo della nostra collaboratrice Monica Andreucci sul tema dei rifiuti (tema trattato anche da Alessio Domenighini e Margherita Moles sul numero di Graffiti del febbraio 2009):

“Straz doni, oh”! Qualcuno forse ha ancora memoria del richiamo che lo straccivendolo lanciava, quando passava in strada, alle massaie. A quella figura che, per mestiere, ritirava fino a non moltissimi anni fa i panni dismessi è dedicato proprio in Romagna un monumento probabilmente unico al mondo; e dove poteva essere se non nella “capitale” del recupero-riuso delle cose vecchie? E dove poteva tenersi, se non proprio a Gambettola – appunto – il primo Convegno Nazionale su Ambiente, Salute ed Energia dal titolo “RIfiuto: RIduco e RIciclo”?
La Casa editrice Macro di Cesena, pioniera della informazione non condizionata da logiche di mercato e lobby consumistiche o speculative, ha organizzato una due giorni di full immersion nella… immondizia presentando strategie alternative e buone pratiche di gestione di tutto ciò che viene gettato in pattumiera. Benché qui da noi non vi siano condizioni (ancora) a livello di altre zone, è importante che l’opinione pubblica conosca il problema sentendo altre “campane” oltre quelle dei Mass Media ufficiali. Questa è faccenda che ci riguarda tutti, quotidianamente, con l’emergenza rischio costante nell’attuale stile di vita occidentale, segnato dall’usa-e-getta e dalla rincorsa al profitto selvaggio, consumando risorse senza preoccuparsi di rigenerarle oltre che producendo montagne di scarti.
Eppure: «I rifiuti non esistono, sono una invenzione umana recentissima», ha esordito Gianni Tamino, docente presso l’Università di Padova dove si occupa anche di Bioetica. Un tempo infatti non si buttava via nulla, perché ogni cosa veniva riutilizzata o era biodegradabile e la si reimmetteva nel ciclo naturale. Questo fino a pochi decenni fa: «Poi abbiamo travolto e stravolto il buon senso – ancora il professore – quando si è sbagliato con le discariche e continuato con gli inceneritori. Ma la Terra è sistema chiuso: riciclare la materia è condizione essenziale perché la vita esista e sia esistita, nel ciclo perpetuo di scambio e trasformazione come tra le piante e gli animali. Però attualmente si sta consumando in media più dei quasi 2 ettari di terreno vitale per abitante del Pianeta, quindi stiamo intaccando il capitale delle generazioni future. Eppure l’area libera serve per assorbire CO2 (anidride carbonica prodotta bruciando combustibili fossili, quasi unica fonte energetica contemporanea) salvo che poi la si cementifica o inquina, con conseguenze climatiche disastrose».
Nulla di nuovo, tuttavia sono esigue le fette di popolazione che accettano di cambiare stile di vita: già basterebbe non inseguire nevroticamente l’ultimo modello di PC o cellulare… «I processi industriali sono lineari – ha spiegato Tamino – realizzando prodotti commerciali che devono durare poco, essere non riparabili quindi sostituibili, venduti con imballaggi inutili il cui destino è nel sacco nero. Dopo 2 miliardi d’anni di evoluzione in cui la Natura ha imparato a riciclare, arriva l’Uomo che non lo fa, e così crea la spirale perversa che ha portato – pian pianino – alla bolla finanziaria di questo periodo. Fino poi sentirci assurdamente dire che, per uscirne, dovremmo consumare di più! Parlare di rifiuti, in sostanza, significa ragionare su tutti i passaggi civili e socio-economici che precedono l’atto di scoperchiare il cassonetto». Importante sarebbe cominciare ad invertire la rotta.
Marco Boschini ha portato l’esperienza di Colorno (Parma) e della Associazione Comuni Virtuosi: «La politica non fa nulla per evitare di farsi sparare addosso. Però è possibile ridurre l’impronta ecologica (impatto della società attiva sull’ambiente), in accordo con le varie comunità perché dire di rifiuti significa dire di gestione del territorio, quindi urbanistica, di energia, quindi mettere in discussione
>uno stile di vita – di mobilità dolce – quindi interrogarsi sulla necessità e modalità degli spostamenti di cose e persone. Indubbiamente temi che hanno a che fare con gli Enti Locali!».
Quando il dibattito si colora in certe sfumature, diventa concreta la possibilità di un altro modo, più partecipato e consapevole, dell’attuare la democrazia. Finalmente vicina alla gente, insomma, al Pese reale: «Dovremmo uscire dalla logica che gli altri sono più forti, come il modello di comportamento che ci viene detto – il senso del Convegno riassunto da Giorgio Gustavo Rosso, fondatore di Macro – e qui lo facciamo scambiandoci informazioni ed esperienze senza obblighi di sponsor. L’iniziativa per la quale non a caso si è scelta una sede “riciclata” come l’ex SCICLI, cementificio ora noto come “la Fabbrica”, è tutta autofinanziata con i fondi del Macrocredit, quindi soci liberi accomunati dal concetto per cui ciò che ci accade è sotto la nostra responsabilità: ogni volta che deleghiamo ad altri la soluzione di problemi, ci si ritorcono contro».
Così accade per la faccenda-rifiuti, sempre più affrontata con la panacea ammucchia o brucia. Ma «I processi produttivi veramente naturali non usano mai la combustione – il prof. Stefano Montanari, coordinatore del complesso di incontri “RI-RI-RI” è scienziato modenese di fama internazionale – eppure sono in previsione 81 inceneritori per rifiuti in Italia. Probabilmente se ne faranno una trentina, però sappiamo veramente quali effetti comporta il loro funzionamento?».
Il sospetto è che la cura sia peggio della malattia, in quanto se uno dei massimi esperti in inquinamento da polveri sottili (capaci, tra l’altro, di trasmigrare per migliaia di chilometri) avanza questo dubbio c’è da rifletterci su.
Allora vale la pena ascoltare chi ha studiato una realtà data per “miracolosa”, quella dell’ASM a Brescia: «Certo, a prima vista una città che differenzia il 42% dei propri rifiuti sembrerebbe virtuosa – ha raccontato Marino Ruzzenenti, ricercatore su temi ambientali – ma ciò nonostante, nell’impianto più famoso d’Italia la quota di rifiuti trattati non diminuisce, anzi! Ciò avviene perché si accetta di tutto, perfino scarti non troppo convenzionali: pensiamo che il 30% è “umido”, cioè assurdamente si alimenta un bruciatore con roba organica fresca (che darebbe fertilissimo compost!), e così la resa è infima, il 24% dell’energia impiegata per farlo funzionare. È una macchina dello spreco, perché per esempio, in un anno distrugge 150 tonnellate di preziosissimo rame, che piuttosto si dovrebbe recuperare. Poi costa parecchio alla collettività per le ingenti sovvenzioni che richiede, producendo essa stessa scarti velenosi
ed infidi. Nel latte prodotto da erba di terreni dei dintorni è stata trovata diossina in quantità preoccupante...».
Però la monnezza è affare colossale, per chi non ha scrupoli: «Non è che la Campania sia più produttiva, in merito – la giornalista Jusy Iuliano, da quella regione ha portato testimonianza qui – nessuno ha mai parlato dei compensi enormi percepiti dai vari commissari e subcommissari all’emergenza, per i quali conveniva – eccome! – che durasse a lungo».
Chi glielo va a dire, allora, che si potrebbe arrivare senza troppa fatica all’obiettivo “Rifiuti Zero”? Forse gli studi di Paul Connet, ospite d’onore a Gambettola, dovrebbero esser conosciuti più diffusamente dalla società civile italiana, com’è ormai in tutto il mondo: il docente universitario americano, che ha deciso di dedicarsi completamente alla divulgazione, ha tenuto finora migliaia di conferenze dovunque per dimostrare che davvero è possibile, tuttosommato senza troppa fatica,
attuare la “Strategia Zero Waste”. Questo in ogni attività umana, finanche di tipo industriale distribuendo benessere/ricchezza, creando posti di lavoro, salvaguardando l’ambiente (anzi, ripulendolo dove occorre), facendo “terra bruciata” intorno alla criminalità ed alla speculazione, realizzando un
modello di sviluppo eco-compatibile ed indubbiamente sano, utilizzando intelligentemente le risorse, applicando un concetto altissimo di democrazia intesa come partecipazione e responsabilità di ognuno, quindi anche di chi amministra la cosa pubblica».
Utopie o ricerca di soluzioni efficaci ad una grave questione? «La società civile deve coinvolgere, controllare chi è al potere in tutto, non solo riguardo all’immondizia – il suggerimento di Rossano Ercolini da Capannori, coordinatore della Rete Nazionale Rifiuti Zero – perché la popolazione è ricettiva, anche nelle metropoli: da Camberra a Buenos Aires, tanto per dire, c’è da almeno un decennio enorme cura nella riduzione degli scarti; in California si è sul 62% in meno. Va meglio nei centri piccoli come noi, dove già in fase sperimentale abbiamo raggiunto l’83% di raccolta differenziata grazie ad un continuo, paziente, instancabile lavoro di comunicazione».
Ovviamente questo dev’essere inteso come scambio, non inculcamento di informazioni astruse e tendenziose. Poi si scopre che anche in Romagna c’è chi sta cercando di mandare “in bianco” i compattatori, come il Comune di Forlimpopoli. Le buone pratiche esistono, sono semplici e già
dalle prime gestioni attive nei bilanci.
Qualche idea? Negli appalti delle mense pubbliche, pretendere acqua non in bottiglia, stoviglie riutilizzabili, alimenti di stagione e locali. Per le pulizie, prodotti non impattanti con attenzione nel dosaggio, scongiurando inquinamenti; nei “Nidi”, forniture di pannolini riutilizzabili. Comunque la pattumiera piangerebbe se, già nel carrello della spesa, ogni persona applicasse una minuscola ricetta che può evitare un enorme problema: buon senso. Chi vuol saperne di più, visiti http://www.macroedizioni.it/.

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